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di Antonio Del Monaco

Siamo alle solite. Le parole dell’ormai noto “trio” dimostrano, ancora una volta, la percezione errata che questi signori hanno del loro paese. Del paese reale, ignorando le condizioni di milioni di cittadini che grazie al Reddito di cittadinanza riescono a vivere dignitosamente.
Il senatore Matteo Renzi,è bene non dimenticarlo, è lo stesso che giurava sulla sua dignità che avrebbe lasciato a vita la politica se avesse perso il referendum sulla sua riforma costituzionale. Eppure è ancora lì, in veste di ‘rottamatore’.
La battaglia di Renzi, Salvini e Meloni contro il Reddito di cittadinanza dimostra il livello della loro politica.
Ostacolano il lavoro del Movimento utilizzando questo strumento, ma il punto è che il vero bersaglio, così facendo, risulta essere un altro: 1,8 milioni di famiglie, 450mila persone con disabilità, 1,3 milioni di minori che, grazie al reddito di cittadinanza, beneficiano di una cifra che permette loro di affrontare più serenamente la vita di tutti i giorni. È per loro che difendiamo il RDC, non per noi stessi, non per il Movimento.

Che il Rdc debba essere migliorato, soprattutto dal lato delle politiche attive del lavoro, è chiaro a tutti e il nostro impegno è orientamento in tal senso, ma abolirlo è fuori discussione, non ha alcun senso.
Sarebbe come eliminare la legge 104, fondamentale per i diritti delle fasce deboli, soltanto perché ci sono persone, imbroglioni incalliti, che ne approfittano dichiarando il falso. Certamente servono controlli più serrati, soprattutto a livello locale, serve una maggior collaborazione anche tra i cittadini, perché chiunque può e deve denunciare un illecito, laddove ci fosse.
Eliminare il RDC significherebbe dunque fare passi indietro sul fronte dei diritti sociali e rinunciare a uno strumento di welfare presente in tutti gli Stati europei, indispensabile per aiutare le famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà.
D’altro canto, per aiutare gli imprenditori dobbiamo certamente agire sul costo del lavoro e ridurlo sensibilmente; sulla transizione digitale che agevoli la burocrazia del Paese; su un sistema di infrastrutture sostenibili che crei un terreno fertile per lo sviluppo delle imprese. Continuare a ripetere che non si trovano lavoratori per colpa del reddito è una falsità indegna: il 15-20% dei percettori ha un lavoro precario, circostanza che immediatamente smonta questa menzogna.
Renzi intanto continua ad attaccare il Reddito di Cittadinanza, ma deve sforzarsi di capire che non tutte le famiglie italiane possono farsi finanziare dagli amici sauditi. La vita reale è diversa, e oggi più che mai, in questo periodo di pandemia e incertezze, il Reddito di Cittadinanza rappresenta lo strumento migliore contro l’avanzare della povertà e per il ripristino di quella solidarietà tra concittadini da sempre indicataci dai nostri padri costituenti.
Consigliamo pertanto al senatore, tra una conferenza e l’altra in Arabia Saudita, di toccare con mano la situazione reale del Paese, che evidentemente gli sfugge.
Nel frattempo ad aiutare gli italiani in difficoltà continuiamo a pensarci noi.