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MADDALONI- C’è il sequestro ma i tetti sono ancora sfondati. Una storia incredibile. Altro che le solite lamentele generiche e le teorie strampalate dei professori di mandolino in servizio permanente effettivo che parlano di università, uffici pubblici e altre amenità. Intanto, la realtà è ben altra. E molto, ma molto seria. Il complesso militare dell’Annunziata rischia di implodere. Così dopo una lunga conflittualità c’è l’armistizio tra il comune e l’Agenzia del Demanio (proprietario unico e gestore dell’immobile). Si cerca di capire cosa voglia fare il Demanio, nel ruolo e proprietario. Si discute seriamente e per davvero sulla messa in sicurezza totale possibile del complesso militare dell’Annunziata e il conseguente recupero della più grande e cadente ex caserma Borbonica della Provincia di Caserta. La situazione è staticamente allarmante: l’enorme quadrilatero, sequestrato dalla Procura della Repubblica, è ancora alle prese con lo sfondamento dei tetti, il collasso dei solai interni e il rischio cedimento delle ali laterali. Solo la facciata, ingabbiata da un poderoso ponteggio, non rischia più di crollare. Ma non basta. Servono: un progetto di messa in sicurezza totale e uno di recupero che non ci sono. Questa volta è lo Stato, con la sua articolazione del Demanio, che deve dare indicazioni al comune e alla Soprintendenza. Intanto, si insedia il tavolo tecnico, per il chiarimento sul futuro immediato, con il Demanio e Soprintendenza dove siederà personalmente il dirigente dell’ufficio tecnico ing. Fortunato Cesaroni per capire cosa vuole fare il Demanio che vorrebbe alienare all’asta l’immobile. E affiorano tre scenari che restano critici.

Abbattimento selettivo delle parti pericolanti

Intanto, già ci sono due bocciature o divieti. No della Soprintendenza a qualsiasi ipotesi di abbattimento selettivo delle restanti parti pericolanti. L’idea sarebbe quella di salvaguardare solo la facciata principale e riqualificare con nuove funzione l’enorme piazzale interno. Via le ali laterali ridotte in rovina: al loro posto, spunta l’ipotesi di un’area attrezzata pubblica. Una ipotesi che non piace alla Soprintendenza.

Stop al cambio di destinazione d’uso urbanistica

E qui arriva il secondo divieto innalzato dal comune che non vuole fare da sponda a modifiche urbanistiche che prescindano dalla messa in sicurezza. «Non cambieremo mai –preannuncia e conferma il sindaco De Filippo- la destinazione urbanistica del monumento che rimane area di intesse museale e pubblica». E’ una posizione che pone una seria ipoteca sulla gestione del bene demaniale che dovrebbe essere alienato all’asta. Di fatto, un monumento in rovina non fa appeal. Eventuali acquirenti dovrebbero farsi carico di costi milionari di risanamento e rispetto di vincoli di destinazione. Tutto il resto è inaccettabile. E questo sarà chiarito nel tavolo tecnico.

L’on. Antonio Del Monaco: “Cancellare i rischi e subito messa in sicurezza

«Basta con le fughe in avanti –annuncia e denuncia l’on. Antonio Del Monaco (M5S), che ha chiesto il tavolo tecnico- prima di parlare del futuro ipotetico e di quello remoto si operi per rimuovere i persistenti rischi residui. Si completino inoltre le opere supplementari di consolidamento urgente secondo il cronoprogramma dettato dal secondo lotto dei lavori». Quest’ultimo, prevede la messa in sicurezza dei torrini, delle ali laterali e del fonte opposto alla facciata principale. Sembra una partita a scacchi. Non c’è, al momento, alternativa, al restauro e la recupero funzionale integrale. Il comune ha rifiutato pure l’acquisto della struttura, una proposta di variante urbanistica e un cambio nella strategia di messa in sicurezza particolarmente onerosa. «Respingiamo –precisa il sindaco- la proposta di acquisto per circa 680 mila euro, che consideriamo esorbitante per il comune. Rifiutiamo anche di prenderlo gratis se non viene rimesso a posto».