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Continuano a far discutere, soprattutto tra gli addetti ai lavori, le recenti decisioni adottate dal Comune di Caserta all’indomani dei tragici fatti di via Vico dove una rissa tra giovanissimi si è conclusa con la morte del diciottenne Gennaro Leone, accoltellato da un coetaneo proveninete dall’hinterland napoletano (LEGGI QUI IL NOSTRO SERVIZIO). “La movida selvaggia e le risse vanno contrastate con i controlli e con il presidio fisso delle forze dell’ordine sul territorio, non con ulteriori restrizioni e limitazioni ai danni dei pubblici esercizi. Così si uccide soltanto il commercio“. Vanno dritte al punto le associazioni di categoria all’indomani dell’entrata in vigore della nuova ordinanza del sindaco di Caserta, Carlo Marino, che obbliga, fino al prossimo 30 settembre, i pubblici esercizi che insistono nell’area compresa tra via Roma, via Unità Italiana, via San Carlo, piazza Vanvitelli, via Gasparri e via Battisti a chiudere alle 00.30 e vieta loro qualsiasi somministrazione o vendita di alimenti e bevande da mezzanotte alle 8 del mattino dal venerdì alla domenica. “E’ una ordinanza assolutamente inadeguata e imprecisa – commenta il presidente provinciale di Confcommercio Caserta, Lucio Sindacoche non debellerà il fenomeno, peraltro in crescita come più volte da noi denunciato, della movida selvaggia. Con i locali chiusi anzi la situazione peggiorerà. Le istituzioni devono garantire la sicurezza sul territorio con pattugliamenti e presenza costante delle divise, soprattutto nelle ore serali e notturne, non scaricare le responsabilità sui commercianti. La città pretende risposte chiare e tempestive. E a fornirle devono essere le autorità“. Sulla stessa lunghezza anche altre associzioni di categoria. “Ci rendiamo conto – dichiara il presidente provinciale di Confesercenti Caserta, Salvatore Petrellache le misure sono state adottate a seguito di una tragedia, come la perdita di una vita umana, e sicuramente la responsabilità è dell’intero territorio, anche se in modo e misure diverse, ma penalizzare ulteriormente e ancora una volta il comparto della somministrazione, già colpito duramente dalla crisi Covid, non è e non sarà la soluzione. Riteniamo che l’ordinanza, così come posta in essere, debba essere rivista in alcuni punti che nulla hanno a che fare con la movida violenta. Ad esempio il divieto di somministrazione di alimenti e bevande nella fascia oraria dalle 6 alle 8 del mattino che penalizzerà anche tanti pendolari“.

Lucio Sindaco (Confcommercio), Giuseppe Russo (FIPE Confcommercio), Salvatore Petrella (Confesercenti)

Parole amare anche da parte dei rappresentanti dei pubblici esercizi. “Questa ordinanza è anche discriminatoria – fa notare Giuseppe Russo, presidente provinciale Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) Confcommercio – perché costringe alcuni locali (quelli compresi nel quadrilatero indicato dal provvedimento) a chiudere prima di altri, con ripercussioni economiche e anche di immagine, senza tener conto del fatto che la movida in questo modo si sposterà altrove, riproponendo le stesse dinamiche in altre strade. Ok al divieto di consumo di alimenti e bevande per strada ma non si può vietare ad un commerciante con una regolare licenza di somministrare ai tavoli. E’ una contraddizione che fa intravedere anche profili di illegittimità. Infine vorremmo capire qual è il nesso tra la movida violenta e la somministrazione di cibi e bevande analcoliche nella fascia mattutina. Speriamo che il Comune faccia un passo indietro e modifichi almeno gli orari di questa ordinanza che è stata emanata senza consultare le associazioni di categoria che pure avrebbero potuto fornire un contributo prezioso“.