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«Il sindaco Mirra, pur gonfio della sua ben nota tracotanza, con giri di parole quasi incomprensibili ha rifiutato il confronto pubblico al quale lo avevo invitato». È quanto afferma Raffaele Aveta, candidato sindaco a Santa Maria Capua Vetere.

«Il suo egocentrismo – continua Aveta – qualche volta fa brutti scherzi, specialmente quando si fonde con la codardia politica che lo ha portato a evitare in questi cinque anni gli incontri con i cittadini, del cui giudizio ha evidentemente paura. Per cinque anni i sammaritani lo hanno visto (e ancora lo vedono) solo dietro uno schermo con i suoi noiosissimi videoproclami, mai una volta per strada. Basti pensare che il giorno della messa per l’Assunta ad agosto si è fatto accompagnare in macchina fin quasi all’altare, come una sposa, pur di non attraversare la folla dei fedeli. Passi per il periodo dell’emergenza pandemica, ma gli anni precedenti dov’era Mirra? E ora? Chiuso ancora nelle sue stanze al Comune?»

«Mirra – aggiunge Aveta – dice di rifiutare il confronto perché io sarei populista, arrogandosi il diritto di decidere lui se le nostre idee hanno dignità politica o meno, o di decidere anche chi può o non può essere suo avversario. Non ci stupiamo di questo: i cittadini hanno imparato, sulla propria pelle, che il sindaco-per-fortuna-uscente non accetta il confronto democratico, non accetta opinioni diverse dalla sua. Ci si confronta anche con chi ha idee diverse, questa è la democrazia. Ma si sa: o si fa come dice Mirra o non si fa, questo potrebbe essere il suo motto. E poi continua a usare la mia esperienza di più di un decennio fa come presidente dell’Ente Parco di Roccamonfina come se fosse una macchia sul mio onore: sono orgoglioso di aver ricoperto quel ruolo, orgoglioso di essere stato scelto, da giovanissimo, per le mie competenze tecniche maturate anche in ambito universitario; sono orgoglioso di aver dato il mio contributo amministrativo per la difesa dell’ambiente e la salvaguardia di uno dei più bei parchi della Campania, maturando una significativa esperienza di gestione di un’area comprendente ben sette Comuni».

Quanto alla presunta esclusione dell’altra candidata sindaco Gabriella Santillo, Aveta aggiunge: «Anche questo è un argomento futile. Non ho escluso neanche lontanamente la Santillo dal confronto: ho detto con chiarezza (ma forse Mirra aveva la vista annebbiata dalla sua presunzione) “si confronti con i suoi avversari”. E chi altri erano i suoi avversari se non io e la Santillo? La sfida era diretta a lui, certo, perché è lui che deve spiegare con quale coraggio si ripresenta alle elezioni dopo aver devastato Santa Maria Capua Vetere: deve spiegarlo lui, non certo io o la Santillo. Ma il coraggio (parafrasando Manzoni) se uno non c’è l’ha mica se lo può dare… Con questo rifiuto, Mirra ha risposto alla mia sfida con una fuga codarda».

«Mi sia consentita – conclude Aveta – un’ultima osservazione. Nel tentativo vano di fare sfoggio di paroloni e di buona cultura, Mirra usa l’espressione “duello rusticano”, associandola poi alla “sciabola”. Ignora il sindaco-per-fortuna-ancora-per-poco che il duello rusticano è un duello al coltello o con armi di fortuna, come testimonia il celebre quadro di Goya, che dubito lui conosca neanche per sentito nominare. Caro Mirra, se vuoi spararti pose da acculturato, cerca almeno di farlo dopo aver studiato un po’».