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La suggestione romantica è forte, quella pratica un pochino meno, quella economica è una montagna assai difficile da scalare. E’ recente la notizia di una “rinascita” del Teatro Alambra di Maddaloni, luogo simbolo della città, per oltre un secolo conosciuto ai più alti livelli nazionali per l’eccellente qualità della sua offerta teatrale e cinematografica che ha consentito alla sala di Corso I° Ottobre, sotto la centenaria gestione della famiglia Barletta, di accogliere le stelle più luminose del palcoscenico. Il Teatro Alambra non può beneficiare del cambio di destinazione. La Regione Campania ha messo fine ad anni di sogni mostruosamente proibiti che prendevano forma sotto l’aspetto di gallerie commerciali, centri shopping, ricchi premi e cotillons. Il Teatro Alambra deve rimanere luogo di cultura e la Giunta guidata dal sindaco Andrea De Filippo ha già fatto intendere che percorrerà tutte le strade possibili per riqualificare lo stabile grazie anche al fondamentale supporto di una Commissione Tecnica che dovrà decidere la migliore strada da percorrere (LEGGI IL NOSTRO SERVIZIO IN MERITO).

Febbraio 2004: Carlo Buccirosso sul palco dell’Alambra con Maria del Monte e l’indimenticabile Enzo Cannavale

La voglia di tornare a respirare vera arte e cultura, dopo anni di sagre e comicità a largo consumo, è fortissima. La realtà dei fatti smorza di parecchio gli entusiasmi. Il Teatro Alambra è uno scheletro abbandonato dove non c’è nulla da recuperare. Bisognerebbe ripartire da zero, forse anche da sottozero. Giusto per sparare qualche voce: facciata, sala interna, palcoscenico con le attuali norme di sicurezza, camerini, apertura, chiusura e custodia del teatro, servizi tecnici complementari di palcoscenico, allestimenti scenici, servizi di biglietteria, gestione della sicurezza e delle emergenze, minuta manutenzione, verifiche e monitoraggio periodico impianti e attrezzature, acquisto ed altri servizi accessori per la realizzazione di manifestazioni culturali, teatrali, musicali, cinematografiche, arredamento camerini, manutenzione ordinaria, pulizie, spese per il personale e tante altre voci contingenti che potrebbero tranquillamente sforare il mezzo milione di euro solo per una prima sistemata.

Quando Biagio Izzo portava in scena le sue commedie il sold out era garantito (ph. F. Edattico)

A questo elenco andrebbe aggiunta la “voce” più importante del progetto: i compensi artistici e la pubblicità per riaccendere le luci su un cartellone degno di questo nome. Fatti i conti della serva, la riapertura del Teatro Alambra potrebbe aggirarsi intorno al milione di euro. Chi andrebbe a sobbarcarsi questi costi? Fondamentali diventerebbero i contributi pubblici (non secondari gli investimenti privati) che potrebbero non bastare, visto che attualmente l’analisi costi/benefici, in materia di arti dello spettacolo, non è delle migliori. Occorrerebbe un progetto a lunga scadenza dove oltre alle rendicontazioni bisognerebbe mettere tanto cuore per riaccende quel faro culturale che tanto manca alla città.

Il monumento Carlo Giuffrè al Teatro Alambra nel 2005 nella celebra commedia “Il medico dei Pazzi” (ph. F. Edattico)

Una commedia di Vincenzo Salemme, una pièce di Tato Russo e un monologo di Gino Rivieccio potrebbero salvarci da tanta mediocrità e soprattutto far conoscere alle nuove generazioni un mondo meraviglioso che non hanno mai avuto la fortuna di vedere e soprattutto toccare. Perché il teatro si tocca con l’anima. C’è tantissimo da lavorare e ci si augura che argomento non venga trattato con superficialità. Alzare la serranda di un teatro non è come inaugurare una cornetteria (con tutto il rispetto). Volutamente non ci siamo soffermati sull’eventuale gestione artistica. Troppo presto e troppo difficile identificare persone all’altezza che vadino oltre le classiche nomine di raccomandazione. (nella foto in home: Nino D’Angelo all’Alambra, protagonista, nel 2005, della commedia “Guappo di Cartone” di Raffaele Vivianiph. F. Edattico)