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“Rompere il silenzio. E’ il momento di affrontare il tema spinoso del futuro del sito produttivo in via di dismissione. Non si può tacere in eterno. La politica torni ad occuparsi dei grandi temi e del futuro del territorio”

MADDALONI- Il Pd rompe il silenzio sulla “crisi aziendale” della Colacem e propone di affrontare tutti i nodi irrisolti che sono occupazionali, sociali e ambientali collegati alla chiusura anche del centro di macinazione. Erroneamente, si è scambiata la riservatezza dei consiglieri comunali come un disinteresse. Invece, il partito tutto, con discrezione, segue la vicenda che è tutta in evoluzione, con molta apprensione, molto vicino e da dietro le quinte.

Avete scelto di seguire la vicenda utilizzando molta prudenza e discrezione. Siete preoccupati per il futuro?

Certo che quando ci sono in ballo dei licenziamenti, c’è sempre preoccupazione. Lo dico da ex sindacalista. Per questo, senza riserve esprimo piena solidarietà e vicinanza ai lavoratori e totale sostegno ai sindacati impegnati in una difficile trattativa. In questo momento, difficile ma atteso, bisogna distinguere due aspetti entrambi fondamentali.

Quali?

Affiancare i lavoratori e i sindacati nel percorso di garanzia che non deve lasciare nessuno indietro. A ciascuno deve essere data una risposta. Certamente, la chiusura di una realtà produttiva è una grave ferita economica e sociale per il territorio. Questo va detto. E proprio per questo, il lavoro dei sindacati, è orientato ad evitare traumi come sta accadendo dal 2019 ad oggi. Quindi va sostenuto senza se e senza ma. L’altro aspetto è la discussione, tutta da sviluppare, sul futuro del sito in via di dimissione produttiva.

Quindi condivide l’idea di una riedizione del “programma sociale” che prevede incentivi e ricollocazioni occupazionali?

Da ex sindacalista debbo dire che si tratta di un percorso che deve essere preso come modello di gestione delle crisi aziendali. Ripeto: la dismissione è una cosa dolorosa e costosa ma la scelta di garantire ricollocamenti incentivati; l’avvio verso i pensionamenti per chi ha i requisiti e l’outplecement affidato ad un’azienda sono le risposte che debbono cancellare dal vocabolario la parola licenziamento. E questo percorso, su cui nulla possiamo dire perchè è in una fase di trattativa, va sostenuto, incoraggiato, affiancato.

E questo basta?

Non basta affatto. Anzi, è solo l’inizio. Una volta garantiti i lavoratori comincia la vera battaglia. Oggi, è ufficiale la dismissione di cui tutti eravamo consapevoli da tempo. E ora, non c’è più tempo. Non possiamo perdere nemmeno un secondo: va messo sul tavolo e affrontato il discorso sul futuro. Insieme ai discorsi sulla solidarietà sociale e la ricollocazione del personale va affrontato il problemi dei problemi: che fare del sito produttivo in dismissione?

Che fare?

La prima cosa è spezzare la cortina di silenzio ingiustificata che è caduta su questa vicenda negando l’evidenza. Ormai è chiaro che il civico consesso sarà chiamato a confrontarsi con problema ancora più complesso delle attestazioni di solidarietà. Sto parlando della problematica ricollocazione del personale tutt’altro che facile e scontata. La sfida è affrontare il piano di bonifica e recupero del sito. Adesso bisogna uscire allo scoperto è parlare di tutte le prospettive concrete sulla riconversione.

E su questo non ci siamo?

Denuncio, senza spirito polemico sterile fine a se stesso, l’assenza della politica locale su questi temi strategici. Inizio dalla mia parte facendo anche autocritica. Ma un secondo dopo, dico: basta con il silenzio. Via con la mobilitazione e si faccia chiarezza e informazione vera e attendibile su cosa si intende fare di questo enorme sito. Il silenzio è un lusso che non possiamo più permetterci. Il rischio è che ci sia, sebbene esistano delle differenze e specificità, una “Bagnoli due”: chiusura, dismissione con l’abbandono di un un’area trasformata in cimitero industriale, un monumento al degrado e delle occasioni perse. Oggi, in questa congiuntura in cui si parla di Pnrr e riqualificazione green, bisogna passare all’azione. Ci dica il sindaco De Filippo come intende muoversi. I partiti tutti, senza esclusione alcuna, tornino a confrontarsi con temi qualificanti senza ridursi solo a luoghi di perenne campagna elettorale.

Obiettivamente, a differenza del passato, quando sarebbe scattata la mobilitazione ai massimi livelli, questa politica non è più in grado di confrontarsi con la realtà ma solo con le polemiche di piccolo cabotaggio?

Chi, come me, ha vissuto ben altre stagioni politiche può dire con tranquillità che scontiamo una perdita grave: la scomparsa della funzione essenziale dei partiti. Ma oggi, tornando alla realtà, nessuno può sottrarsi. Stiamo vivendo la dismissione storica del cementificio quindi bisogna confrontarsi, a tutti i livelli, per decidere sul da farsi per il futuro del territorio. Se qualcuno pensa che questo si possa decidere tra i soliti noti e nelle segrete stanze allora sta sbagliando di grosso.

Francamente, i sindacati ci stanno mettendo l’impegno e la faccia. Adesso tocca ai consigliere comunali e ai partiti e movimenti?

Si, è l’ora di uscire allo scoperto. E’ il momento dell’impegno corale, di tutti, per il futuro del nostro territorio.