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La sua figura era quasi iconica e la sua persona ha rappresentato un punto di riferimento inamovibile per più di una generazione tra la metà degli anni Sessanta e la fine degli anni Ottanta. Nemmeno un carabiniere era preciso nel rispettare la divisa come lui, in inverno come in estate, nelle giornate di pioggia e in quelle di caldo soffocante. Statura bassa, carnagione scura, barba folta, l’immancabile Gazzetta dello Sport sotto il braccio e la perenne sigaretta accesa. Immagine simbolo ed inconfondibile di Giuseppe Andreozzi, per tutti “Il Messicano”, soprannome che lo ha accompagnato per la vita fino alla morte arrivata in questo 10 gennaio all’età di 78 anni. A darne l’annuncio la sorella con la quale ha vissuto i suoi giorni in un legame profondo e mai messo in discussione dal tempo. “Il Messicano” è stato simbolo vero, autentico e pulito del calcio a Maddaloni. Prima che il frasario straniero prendesse il sopravvento nel nostro modo di esprimerci, lui è stato talent scout e foreign football expert, ovvero scopritore di talenti ed esperto di calcio internazionale. Lo è stato senza sapere di esserlo. Per lui era la normalità. Tutto questo molto ma molto prima che arrivassero i ruffiani mercanti del calcio e le parabole satellitari che ci fanno vedere le partite di mezzo mondo in diretta. Presenza quasi statuaria che si divideva tra lo storico “Bar Sportivo” e l’indimenticata sede della Maddalonese. Corso I° Ottobre era il suo habitat dove non potevi fare a meno di incontrarlo e scambiare quattro chiacchiere. Con lui già quarant’anni fa si parlava di Chelsea, Ajax, Liverpool, Manchester United, Johan Crujiff e George Best.

Una formazione giovanile della Maddalonese di metà anni Sessanta (archivio Centenario Maddalonese)

Il Messicano” è stato l’anima candida del calcio a Maddaloni senza mai pretendere nulla e senza mai ergersi a protagonista, con quella passione per il pallone che lo ha accompagnato tutta la vita. Simbolo di un calcio locale d’altri tempi, tosto e genuino allo stesso tempo, un calcio che nasceva nei quartieri per poi arrivare al leggendario Campo “Cappuccini”. Storico segretario dell’Olimpia Maddaloni, la società giovanile fondata da Innocenzo Lombardi e Marco Mastropietro alla metà degli anni Sessanta, rimasta in attività per quasi venti anni con presidente Giulio Di Nuzzo. L’Olimpia ha rappresentato un autentico serbatoio di calciatori scovati nei tornei estivi in cui si sfidavano i rioni popolari oppure durante le infinite sfide nei campi sterrati ed improvvisati del quartiere Starza, in Piazza Mercato e in Largo Montevergine. L’ “occhio” del Messicano era infallibile: Michele Ferraro, Saverio Sergio, Franco Volpicelli, Tonino Razzano e Mimmo Campolattano sono solo alcuni dei grandi nomi del calcio maddalonese che sicuramente ricorderanno i tifosi con i capelli bianchi. In tanti hanno avuto una bellissima carriera nel calcio (arrivando in alcuni casi anche in Serie C), altri hanno continuato a divertirsi sui campi di periferia diventando grandi uomini nella vita. Peppe “U’ Messicano” si porta via storie e ricordi di un mondo che non c’è più, dove il calcio rappresentava l’unico divertimento e dove si tornava a casa con ginocchia sbucciate e pantaloni rotti per la disperazione delle mamme. Un’epoca difficilissima da spiegare alle nuove generazioni.