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Con proprio comunicato, ANCI afferma l’ovvio: le Ordinanze dei Sindaci in merito all’emergenza COVID vanno ritirate se assunte in conseguenza dell’Ordinanza di De Luca, bocciata dal TAR Campania.

Restano intatte le prerogative dei Sindaci di emettere proprie Ordinanze nel caso di esigenze specifiche legate al particolare contesto locale.

Ma non dice che il giorno prima si è costituita avanti al TAR, in rappresentanza dei Comuni e a sostegno dell’Ordinanza del Governatore. Dimenticando che ogni Comune è titolare di proprie autonome prerogative e che ANCI non è titolata a rappresentarle come se fossero tutte uguali. È proprio la legge ad assegnare ai Comuni dette prerogative, in quanto bisogna tener conto di eventuali specificità locali, che solo i primi cittadini, in quanto Autorità sanitaria locale, possono e devono tutelare.

Di fatto, Anci ha usurpato le competenze dei propri associati pur di sostenere la posizione del Presidente della Regione.

ASMEL (Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali) ribadisce che l’autonomia dei Sindaci, nel rispetto delle decisioni delle Autorità centrali e regionali, è sacra. Dunque, i Sindaci che avessero assunto proprie Ordinanze indipendentemente da quella della Regione non hanno motivo di sospenderle in autotutela come suggerito da ANCI.

Al più, è bene che le notifichino al Prefetto perché l’articolo 138 del TUEL riconosce al Governo il potere di intervenire per l’annullamento se le ritiene in contrasto con le proprie disposizioni.

ANCI deve dismettere i toni paternalistici e la supponenza da autentico interprete delle norme. I Comuni sono Enti autonomi dotati di proprie prerogative e la rappresentanza dei loro interessi si realizza esercitando azioni rivendicative sulla base di esigenze comuni e non svolgendo un’indebita azione di supporto alle decisioni regionali.