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Solo il comune potrebbe garantire un progetto di riqualificazione in collaborazione con la Regione. Secco no al cambio di destinazione urbanistica. Diniego all’abbattimento delle ali laterali. Avversione alla vendita all’asta

MADDALONI- Nessuna alternativa al degrado. Da struttura monumentale a monumento in macerie. La più grande ex caserma Borbonica della Provincia di Caserta è ancora a rischio implosione. L’intervento di risanamento statico, avviato dall’Agenzia del Demanio, è fermo: fatta la messa in sicurezza urgente, imposta da un provvedimento di sequestro preventivo della magistratura e finalizzato a scongiurare il rovinoso crollo del complesso militare dell’Annunziata, la struttura è ancora intrappolata tra i ponteggi ma resta incredibilmente con i tetti sfondati, solai collassati e a rischio del cedimento delle ali laterali. Il gigantesco quadrilatero, di oltre 10 mila metri quadrati, rischia ancora di cedere. Alla vigilia dell’adozione del Puc e in piena fase di elaborazione dei progetti per il recupero dei monumenti di pregio (da inserire nel Pnrr), solo il comune va all’assalto. Innanzitutto, ha rifiutato la proposta di acquisto per circa 680 mila euro. Ne chiede la cessione gratuita o un prezzo simbolico perchè solo l’ente locale, utilizzando il lavoro della commissione bipartisan consiliare sul Pnrr (presieduta dal consigliere Bruno Cortese) può predisporre un possibile piano di riqualificazione funzionale nell’ambito dei progetti di rilevanza nazionale. Intanto, solo la facciata, tenuta in piedi da un poderoso ponteggio, non rischia più di crollare in un centro storico densamente abitato. Ma sempre e solo il comune, in stretta collaborazione con la Regione e la Soprintendenza, può garantire un futuro possibile. Intanto, già ci sono due bocciature formalizzate o divieti. No della Soprintendenza a qualsiasi ipotesi di abbattimento selettivo delle restanti parti pericolanti. Scartata l’ipotesi di salvaguardare solo la facciata principale e riqualificare con nuove funzioni l’enorme piazzale interno. E con il Puc si è materializzato il secondo divieto firmato dal comune. «Non cambierà –conferma il sindaco De Filippo- la destinazione urbanistica del monumento che rimane area di interesse museale». Altro che vendita all’asta. Eventuali acquirenti dovrebbero farsi carico sia dei costi milionari di risanamento che rispetto di vincoli di destinazione. Più in concreto, l’Ufficio tecnico comunale sollecita il secondo lotto dei lavori: messa in sicurezza dei torrini, delle ali laterali e del fonte opposto alla facciata principale.