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Giornata convulsa e ancora priva di accordo tra i due poli maggiormente rappresentativi dei grandi elettori del futuro Presidente della Repubblica. L’unico punto di convergenza all’interno della capigruppo è stata la decisione di procedere con due votazioni in una giornata contrassegnata, fin da subito dalla chiusura del dialogo politico.
Il centrodestra annuncia di puntare sulla presidente del Senato Elisabetta Casellati, ma il polo progressista non ci sta e decide di astenersi dal voto.
Alla prima votazione della giornata, la Casellati si ferma a quota 382. Gli astenuti sono stati pari a 406. Sergio Mattarella ottiene 46 voti, 38 vanno a Di Matteo, 8 a Berlusconi, 7 a Tajani e altretanti a Cartabia. Casini incassa 6 voti mentre Draghi ne ottiene 3, Belloni 2. Le schede bianche sono state 11, le nulle 9.

La prova di forza di Salvini, non solo non ha sortito gli effetti sperati, ma bensì ha evidenziato la non compattezza dei moderati, tanto che per la seconda votazione si decide di astenersi dal voto.

D’altro canto, Pd-M5S- Leu e Italia Viva non sciolgono le riserve e dopo essersi astenuti alla prima decidono per la scheda bianca.

Mentre si procedono a più contatti e incontri tra diverse parti, a ridosso dell’inizio della sesta votazione, prende piede una iniziativa trasversale ai gruppi di Pd, M5s e Leu per far salire i consensi a Sergio Mattarella, così da fare superare il numero di 166 raggiunto ieri.

A scrutinio ancora non iniziato, si infittiscono i dialoghi tanto che poco prima delle 20 il leader della Lega Salvini annuncia: ”Sto lavorando perché ci sia presidente donna, una donna in gamba, non faccio nomi né cognomi”.

L’attenzione di tutti si sposta sul ministro Marta Catarbia, atteso che l’attuale direttore dei servizi Elisabetta Belloni, ha trovato l’alt sia di Italia Viva che di Forza Italia.

Nel frattempo, alla sesta votazione, sono stati 336 i voti per Sergio Mattarella. Gli astenuti sono stati 445 mentre le schede bianche sono state 106. Il pm Di Matteo ha ottenuto 41 voti, Casini 9, Manconi 8. Draghi e Cartabia ne hanno incassati 5, Belloni 4, Amato 3, Casellati 2. Non è dunque stato raggiunto il quorum pari a quota 505.

Domattina si torna in aula alle 9,30 ma sarà una notte fitta di dialogo e nulla più si può escludere.