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MADDALONI-  Il passato che non passa. “Chi ha avutoha avuto, e chi ha dato, ha dato, ha dato…”. Ma a pagare sono sempre i soliti: i quattro sfigati che sono in regola con i pagamenti della tari e non solo. Ricordate il mitico carrozzone fallimentare dell’ “Unione dei Comuni Calatia” con il suo codazzo di superassessori, superdirigenti e lungo elenco dei debiti? Ebbene, la messa in liquidazione non è bastata per tenere a bada i creditori. Dopo 12 anni, arriva una nuova sorpresa: la Jacta, società che ha gestito i servizi ambientali intercomunali (a Maddaloni, San Nicola L Strada e San Marco Evangelista) tornata a battere cassa. Per il comune di Maddaloni, che ha dovuto smaltire un crack da 10 milioni di euro, c’è una ingiunzione di pagamento di 1,6 milioni di euro. La memoria è corta: molti personaggi di prima fila di quella meravigliosa stagione non ricordano più nulla. Ma gli avvocati non soffrono di amnesie.

Sindaco De Filippo, ma i debiti non finiscono mai…

Quelli maturato prima del dissesto sembra proprio di si. Dopo le ingiunzioni sull’ex Foro Boario dobbiamo far fronte anche a quelli della Jacta. Ma si paga al portatore. Poi, mi accusano di rivangare sempre il passato. Ma stiamo scontando una pena finanziaria infinita. Voglio solo ricordare che le rate per il pagamento del dissesto finanziario saranno smaltite nel 2042. C’è una ipoteca sul futuro dei nostri figli. Tutti questi debiti milionari impediscono di utilizzare risorse importanti per i servizi ordinari. C’è chi invoca l’oblio come se, dopo qualche anno, tutto debba essere dimenticato. Intanto, dobbiamo sempre e comunque pagare.

Ci ha avuto, ha avuto e chi ha dato ha dato. C’è una altra via d’uscita?

C’è l’obbligo del pagamento. La via d’uscita è il risanamento finanziario che, nel bilancio che stiamo approvando, è approdata all’equilibrio tra entrate e spese. Sono stati necessari dieci ani di sacrifici per allentare il cappio dei debiti. Sono stati smaltiti i debiti accumulati, raggiunto un disavanzo supplementare di 15 milioni di euro (censito nel 2015) e, soprattutto, un avanzo stabile che ha superato tre milioni di euro. Restiamo un ente fragile ma non siamo più sull’orlo del precipizio. Si chiude l’epoca del monitoraggio permanente dei debiti. Gli oltre tre milioni di avanzo contabile è una cifra libera, ciò non da utilizzare per tamponare condizioni creditizie pregresse. A scopo cautelativo, la metà sarà accantonata per far fronte ad eventuali debiti non censiti e l’altra metà utilizzata finalmente per i servizi da erogare alla città. L’ente locale non sarà più costretto ad accantonare circa 400 mila euro all’anno per liquidare i debiti residui. Sono più i fondi bloccati, a tutela dei debiti eventuali, che quelli messi a disposizione per la spesa corrente. Solo così si inverte la rotta.