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Evento storico accolto dal silenzio e dall’indifferenza collettiva delle forze politiche e degli ambientalisti del fine settimana, scatenati quando c’erano in gioco assunzioni e potenzialità occupazionali

MADDALONI- E’ finita. Oggi, 30 settembre 2022, si chiude il ciclo produttivo del cementificio «Maddaloni Cementi S.r.l.». Dopo lo spegnimento dell’altoforno, arriva la dismissione del centro di macinazione. Rimarranno in servizio solo sette dei 90 dipendenti che saranno ancora utilizzati, non per produrre cemento, ma nel punto vendita che resterà aperto per il mercato della Campania e all’area metropolitana di Napoli. Intanto, oltre la metà del personale in servizio ha sfruttato i vantaggi occupazionali e le facilitazione finanziarie per la ricollocazione, a tempo indeterminato, in altri stabilimenti della Colacem attivi sul territorio nazionale grazie all’innovativo «Piano sociale» caldeggiato dalla Fillea-Cgil e dalla Filca-Cisl. Dopo la notifica di 27 lettere di avviso di licenziamento sono stati stipulati accordi volontari che riconoscono al personale dimissionario «bonus finanziari» come chiusura volontaria del rapporto di lavoro. Per le restanti unità la «fase due» del piano occupazione per «cessata attività», approvata dalla regione Campania, prevede anche l’innovativo percorso di «outplacement occupazionale»: affidamento alle agenzie di formazione per la riqualificazione e il ricollocamento presso aziende del territorio. Un percorso innovativo affidato all’agenzia Intoo. Dal primo ottobre, lo stabilimento per la produzione di cemento cesserà ufficialmente di esistere: il centro di macinazione inerti, ultimo residuo dell’attività industriale ancora esistente dopo lo spegnimento dell’altoforno. Comincia la lunghissima e complessa fase di ricomposizione ambientale e smantellamento delle strutture industriali esistenti. E’ un momento storico per il territorio e i Monti Tifatini: dopo mezzo secolo, il più grande cementificio, dopo l’azzeramento delle scorte residue, non esisterà più. Sopravvive, per un tempo ancora da pianificare, solo la commercializzazione del cemento del Gruppo Colacem. Nell’ambito della approvazione del nuovo Puc, si incomincia a parlare apertamente del futuro dell’ex sito estrattivo. Oltre le ipotesi, di concreto c’è stata una prima intesa preliminare, tra comune e management aziendale, sul «rimboschimento e ripristino della la biodiversità nell’area dell’ex-sito estrattivo da anni non più coltivato» corrispondente all’ex cava Vittoria.