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Bocciate l’ipotesi asportazione totale dei materiali (per un investimenti di oltre 46 milioni di euro) e quella del tombamento totale senza drenaggi

MADDALONI- Si entra nel vivo nel silenzio generale. Conclusa la conferenza dei servizi che chiude il caso “ex cava Monti” dopo oltre 30 anni. Dissolti da tempo gli ambientalisti del fine settimana e i nuovi tribuni della plebe in incognito che avevano annunciato manifestazioni pubbliche. Passando alle cose tremendamente serie, c’è il progetto definitivo e pure un finanziamento complessivo (messa in sicurezza e gestione del sito che arriva fino a 30 milioni di euro) e in più l’invaso (contenete circa 280 mila metri cubi di rifiuti speciali) sarà espropriato. Sotto l’attenta vigilanza della Procura della Repubblica, la Regione Campania ha accelerato i tempi per la «messa in sicurezza permanente» di un sito a rischio. Scelto l’intervento: il materiale sepolto non sarà asportato ma ricollocato nell’aria libera dell’invaso, chiuso  con un sarcofago sommitale e pareti laterali isolanti più un sistema di drenaggio di acque di falda, fumi di reazione ed eventuale percolato. Bocciate l’ipotesi asportazione totale dei materiali (per un investimenti di oltre 46 milioni di euro) e quella del tombamento totale senza drenaggi. Alla fine degli interventi spetterà al comune comunque l’atto di esproprio del sito che deve, per la vulnerabilità e i rischi, entrate nell’elenco del patrimonio pubblico.