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Quello che sta avvenendo in queste ore, presso l’ex pomodorificio Spedis, è di una gravità sconcertante.
Si sta procedendo alla rimozione dei pannelli di eternit ma, l’Ente comunale, a quanto pare non è a conoscenza di nulla.
Da premettere che il sindaco, quindi chi ne fa le veci in questo caso il commissario prefettizio, è la massima autorità sanitaria locale, pertanto le autorizzazioni e le richieste devono pervenire innanzitutto al Comune.
Ciò non è avvenuto.
E’ raccapricciante nel vero senso della parola leggere nei pressi dei cancelli, i cartelli che in allegato all’articolo postiamo.
“Possibile presenza di polvere d’amianto in concentrazione superiore ai valori limite di esposizione”
“Vietato bere e mangiare”.
Nell’immediata vicinanza dell’ex pomodorificio in questione, proprio a ridosso del cancello d’entrata, c’è un fruttivendolo che espone frutta fuori al locale; e poco distante, i clienti del bar, consumano l’aperitivo sul marciapiede, all’esterno del locale, probabilmente ignari di ciò che sta accadendo a due passi da loro.
Alcuni cittadini, si sono recati presso l’ufficio tecnico per avere delucidazioni in merito e pare che il i funzionari del suddetto ufficio, si stiano attivando per controllare che ci siano i requisiti previsti dalla legge per il rispetto ambientale.
L’auspicio è proprio questo: fermare i lavori qualora non sussistano tali requisiti oppure accertarsi che quanto avviene sia nel pieno rispetto della tutela e salvaguardia della salute dei cittadini.
Le operazioni di rimozione dei pannelli d’amianto all’ex pomodorificio, hanno avuto sin dall’inizio della procedura dei lati oscuri, denunciati anche da associazioni ambientali locali che evidentemente sono state inascoltate.
Il termine ultimo per la rimozione dei pannelli, era il 30 giugno c.a., quindi già oltre quello stabilito. Proroga firmata in dicembre, quando c’era ancora l’amministrazione comunale capitanata dal sindaco Rosa De Lucia.
La sola autorizzazione dell’ASL, non basta di certo. I residenti dovevano essere avvisati in maniera più esaustiva ma, la comunicazione non aveva motivo di essere promulgata per i motivi di cui sopra che consistono nella non conoscenza del Comune.
Il tutto avviene in una zona con una vasta densità abitativa, a ridosso del commissariato di polizia.
I residenti insorgono e minacciano di denunciare il tutto alle autorità competenti.
In via Caudina, si vedono tantissime finestre e balconi spalancati.
I danni alla salute che potrebbero derivare dall’inalazione delle polveri d’amianto, sono potenzialmente gravissimi e si traducono in asbestosi e tumore al polmone con un’incidenza di mortalità tragica.
Non è terrorismo, è informazione. Con la vita delle persone non si scherza.