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MADDALONI- In bilico tra il taglio al personale, la ristrutturazione del Gruppo Cementir Italia e il «Piano di completamento estrattivo» ancora non completato. Se La Cementir sfoltisce circa 250 addetti in tutta Italia, ben dieci unità rischiano di perdere il posto di lavoro a Maddaloni, in quello che resta l’impianto più grande e meno toccato dalla ristrutturazione. Dieci tagli innescati anche dall’esternalizzazione dei servizi estrattivi. Ma oggi, la Rsu aziendale all’unisono con lo sciopero nazionale del gruppo, ha fatto sentire la sua presenza in Regione. Sono due le emergenze per Maddaloni: La prima è il taglio di dieci unità lavorative. La seconda, è che lo stabilimento di Maddaloni, e con esso tutto il comparto estrattivo campano, ha bisogno di una proroga delle concessioni. Ragioni che Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil affidano ai numeri: «Degli oltre tre milioni di metri cubi da estrarre (autorizzati dalla regione) sono stati asportati poco più di un milione e mezzo. Serve tempo per completare l’attività regolarmente autorizzata». Insomma,per asportare circa tre milioni di metri cubi, e in contemporanea realizzare la ricomposizione ambientale, servono quattro anni pieni di lavoro. Ma l’emergenza è tutta imposta dalla concomitanza di scadenze: Maddaloni (riconosciuta area di crisi) può estrarre fino al luglio 2017. Da qui, la mobilitazione sindacale, che vale per tutte le attività estrattive su scala regionale per ottenere dal Consiglio regionale una «sacrosanta proroga per smaltire i volumi estrattivi autorizzati e completare le opere di ricomposizione ambientale». Non si discute più dell’apertura di nuovi fronti estrattivi o di nuove autorizzazioni. Solo del completamento di quelle ottenute e quindi del mantenimento dei livelli occupazionali. Ci si muove su due fronti molto caldi: da una parte la difesa delle concessioni ottenute e dall’altra la questione occupazionale vista a anche in prospettiva. Infatti, l’acquisizione della Cementir-Sacchi suona come un campanello d’allarme: l’asse strategico produttivo del Gruppo Cementir si sta lentamente spostando verso il Centro-Nord. Sempre lentamente la Rsu teme che Maddaloni perda, nel tempo, la sua centralità produttiva. E quindi potenzialità occupazionali. Calendario alla mano, c’è un’emergenza immediata: tutelare i dieci posti di lavoro in esubero. Una a medio termine: difendere, con una opportuna proroga, le concessioni ottenute e i volumi ancora da estrarre con le automatiche ricadute sul mantenimento dei livelli occupazionali. E una a lungo termine: fare chiarezza sul futuro della stabilimento locale per il quale si potrebbe prospettare, in chiave di strategie industriali, un lento declino fino alla dismissione finale.
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