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MADDALONI- Quelli delle «Tre P» (senza partiti, senza padrini e senza padroni) vanno avanti. «Alleanza popolare per Maddaloni» si struttura. Per federare associazioni, movimenti e simpatizzanti nasce il «Comitato per il programma»: un gruppo ristretto di esperti, rappresentativi delle compagini aderenti, comincerà a stilare il programma di quello che non «è né centro destra, né, centro e nemmeno centrosinistra». «Gli uomini liberi e non rassegnati –ha spiegato anche ieri l’ispiratore Peppe Vigliotta- non hanno tempo e voglia di trastullarsi in lamentazioni. Vogliamo fare qualcosa per la città». E infatti, ieri, è toccato ad Adriano Del Monaco, che aderisce al movimento in maniera laica «per dare un contributo di idee innovative», tracciare a grosse linee il programma di «Alleanza popolare per Maddaloni». «Tre sono le emergenze-urgenze –ha spiegato Del Monaco- che ipotecano il futuro della città: una seria programmazione delle finanze comunali; una coraggiosa ristrutturazione della macchina comunale che va bonificata da zavorre e tare professionali e culturali; la creazione di movimenti che superino la logica delle appartenenze politiche e gli interessi di bottega che hanno portato in coma la comunità locale». Oltre i principi, Del Monaco ha abbozzato anche il fondamento primo del nuovo programma: «Ripartire dalla scabrosa relazione ministeriale di Vito Tatò che boccia senza appello i tecnici comunali, bastona senza scusanti gli amministratori locali e obbliga al riequilibrio tra entrate e uscite che ancora non c’è». Mettere mano alla macchina comunale significa rompere con posizioni di potere consolidato, resistenze al cambiamento e deficit di competenze che si fanno pagare ai cittadini. «Quelli delle  tre P» hanno messo nel mirino l’esternalizzazione dei tributi comunali «a partire dalla gestione del ruolo acqua affidato alla Iap». Sotto la lente di ingrandimento è finito lo «scadentissimo, e ingiustificatamente costosissimo, servizio di igiene urbana». «Vogliamo metter e mano –insiste Vigliotta- su quei nervi scoperti del disastro Maddaloni, che si è materializzato negli ultimi 15 anni, da cui tutti gli pseudo aspiranti alle poltrone affratellati dalla medesima epidemia di perdita di memoria si tengono accuratamente e volontariamente alla larga». «Alleanza popolare per Maddaloni» si è ritagliata un ruolo scomodo: rompere il muro delle omertà trasversali e dei silenzi bipartisan. Dopo le prime riunioni arrivano i primi bilanci. Ci sono i primi strali e le punture di spillo per gli assenti eccellenti: Claudio Marone e il suo gruppo ieri assenti. Ma l’attenzione è riservata tutta agli «orfani e ai vedovi di Rosa De Lucia» che al confronto aperto, alla luce del sole, franco e costruttivo si sottraggono sistematicamente preferendo «summit segreti o per iniziati, conventicole chiuse al pubblico e l’autoemarginazione».  «Si confondo le responsabilità dei singoli con quelle politiche –commenta Vigliotta- così non si vuole ripartire e rifondare la politica, nonostante errori grossolani. Così vince la logica delle conventicole e delle segreterie dei partiti che hanno portato larga fetta della politica locale a sprofondare nel baratro. Chi non ha il coraggio di confrontarsi, di scendere in piazza di parlare con la gente non fa politica e non fa un servizio. Al massimo occupa spazi e forse poltrone».
Giuseppe Vigliotti