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Cementir

La speranza è sfumata. E si vede il baratro. Sembrava che la mobilitazione di tutti i lavoratori del Gruppo Cementir più Cementir-Sacchi avesse aperto una breccia nei licenziamenti. Invece, dopo 15 giorni di serrati confronti, l’azienda ha rimesso sul tavolo 186 licenziamenti su tutto il territorio nazionale. E adesso peggio di tutti sta lo stabilimento capofila di Maddaloni. Fillea-Cigl, Filca-Cial e Feneal-Uil hanno proclamato lo stato di agitazione. Leggono e prevedono un futuro burrascoso che culminerà nella chiusura dello stabilimento, previa cessata attività e smantellamento del settore e dell’indotto (leggere il documento ufficiale allegato). Siamo al solito bivio: tutela dei livelli occupazionali, e quindi evitamento della macelleria sociale, in cambio dello sblocco ovvero della proroga dell’attività estrattiva già autorizzata. Quella che nelle aree di crisi deve essere dismessa entro la primavera del 2017. Se la Regione non concederà una prooga all’intero comparto sarà un 2017 di lacrime e sangue. La Regione Campania deve dare risposte alla Cementir, ma anche a tutte le aziende estrattive operative sul territorio regionale, in materia di proroga dei proroga dei volumi estrattivi. Si torna a protestare in Regione, Si prospetta una possibile campagna elettorale maddalonese avvelenata da una inaspettata crisi occupazionale.

Ecco il documento redatto dai sindacati:

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