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 cava monti
I pozzi inquinati dimenticati. Dimenticata la «bomba ecologica». Come i sigilli imposti a guardia dei veleni, presunti o reali, che potrebbero sgorgare dai  «40 pozzi sparsi su 61 ettari di terreno» circostanti Masseria Monti. Dopo la mobilitazione della magistratura, l’intervento dei Carabinieri, i divieti di emungimento emessi dal sindaco e la grande mobilitazione mediatica, è arrivato il grande silenzio. Nessuno controlla più gli impianti irrigui sigillati e il rispetto dei divieti di utilizzo dei pozzi. Dopo la grande irritazione, la marcia che fu organizzata a Maddaloni e la mobilitazione nessuno se ne ricorda più. Tanto che i pozzi, sequestrati a macchia di leopardo possono (là dove è stato dimenticata l’imposizione dei divieti) tranquillamente funzionare e erogare acqua.  Ci hanno pensato le organizzazioni degli agricoltori a spingere il commissario straordinario De Lucia a riattivare ad horas i sopralluoghi, le verifiche sull’utilizzo degli impianti irrigui non sigillati e una verifica della mappatura degli impianti contaminati alla luce delle inapplicate direttive della magistratura e della «Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse allo smaltimento dei rifiuti». Gli agricoltori, dopo tre anni dallo stop totale, vogliono una rimodulazione dei divieti di emungimento firmati dal sindaco. In aggiunta una verifica, di dettaglio, sulla validità delle restrizioni che hanno imposto divieti, sigilli, interdizioni agli impianti irrigui a macchia di leopardo. Provvedimenti, emanati tre anni fa, e mai rivisti. A Maddaloni si praticano  emungimenti dalla falda freatica a «pozzi alterni». La cosa in sé è un grande scandalo. Se fu vero scandalo la mobilitazione per il disastro ambientale dell’ex cava Monti, non si comprende come non possa essere altrettanto scandaloso dimenticare una simile emergenza. Restano i rischi per l’ambiente e la salute. Presunti e reali. E restano le foto di tanti «ambientalisti della domenica», di ex consiglieri comunali e regionali in pellegrinaggio sul ciglio della cava e dei tanti politici locali che dopo aver cavalcato la mobilitazione ora hanno spiegato le loro vele verso mete politiche più redditizie e alla moda. Anche perché le fumarole al benzene puzzano; la battaglia crea nemici e avversari in tutte le sedi istituzionali e poi non fa consenso. Insomma, con la Masseria Monti si può rischiare forse la salute ma non si rischia di diventare consigliere comunale e o candidato a sindaco.