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MADDALONI- Una occasione persa. Ancora una volta il Consiglio Comunale di Maddaloni dà spettacolo e riesce a dare il peggio di sè. A dimostrare l’insufficienza e l’inadegutezza nel farsi interprete del vissuto, dei bisogni e delle richieste reali del territorio. Ad eccezione di quelle di parte, di bottega o quelle legittime delle lobbies che pur restano espressione rigorosamente parziali. Non ci interessa più sapere della sottoscrizione di un documento unitario. E francamente non vogliamo saperlo perché la città ha visto uno spettacolo che non meritava. Al cospetto dell’urgenza di dare risposte alla tutela dei livelli essenziali di assistenza (Lea), dei servizi sanitari pubblici, di essere vicini ai bisogni del cittadino-utente, ci si è smarriti nell’attribuzione di colpe, responsabilità storiche, quelle del trapassato prossimo e quello remoto, di ieri e pure di domani. Ci sta su un argomento così caldo. ma il troppo è troppo. Il dramma è che tolta la rissa e la polemica sembra che non resti nulla. Se questo civico consesso è elettoralmente legittimo purtroppo non è maturo o adeguato dal punto di vista politico in quanto rancoroso, livoroso, rissoso e poco incline a declinare il saper fare e il saper dire proprio della politica. Dopo quattro consiliature consecutive (tutte finite tragicamente, per diversi motivi, ma tutte miseramente naufragate) ci si aspettava una consiliatura di riabilitazione politica. E invece lo scatto in avanti e in alto ancora non c’è. E non può esserci visto che sull’ospedale non abbiamo rilevato, negli ultimi sette mesi, attività alcuna dei gruppi (salvo alcune eccezioni) che siedono nel civico consesso. Resta il durissimo sfogo finale del sindaco Andrea De Filippo che è tornato a rivangare temi che hanno caratterizzato la campagna elettorale: i poteri forti, il vassallaggio ai poteri esterni, la sudditanza verso strutture private esistenti sul territorio. Tutto legittimo in una seduta molto tesa. Ma forse quando si parla di ospedale di salute pubblica ci aspetta dal un Consiglio Comunale tutto altri toni, altre argomentazioni e altri contributi. Ognuno dà quello che può. Non si scappa alle leggi dell’ontologia: “si fa quello che si è” come ben ci ha insegnato il dottor Sigmund Freud.