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MADDALONI- Ispezioni, visive e strumentali, completate. Riapre al transito, ad esclusione dei mezzi superiori a 35 quintali e più larghi di 2,30 metri, il “Ponte Vapore”. E ricomincia subito il solito caos. Con il solito autoarticolato che cerca di passare all’ora di punta. Il solito incastro questa volta addirittura sbrogliato dalla Polizia. Il Tir, furbetto mancato finito in trappola, è stato fatto entrare nel vicino piazzale della rivendita di materiali edili. Qui, c’è stata la manovra e l’inversione di marcia. Inenarrabili il caos, le file di auto e i disagi. Adesso, dai risultati del «procedimento completo di analisi e verifica dell’infrastruttura» scaturirà la tipologia dii intervento subordinata ovviamente dall’entità del pattern di fratture esistenti, dello stato di ammaloramento delle travi, del degrado delle strutture in cemento armato e delle lesioni dei muretti laterali. La palla passa all’Ufficio tecnico che sta valutando la convenzione con Rfi per la pianificazione ulteriore degli interventi e della manutenzione. Restano i commenti su un evento attendo da ben 10 anni. Ne parliamo con Fabrizio Crisci, presidente del Comitato Abc, relatore di una denuncia in Procura.

Un importante passo in avanti. Quale è la sensazione?

Non è tutto bene quello che potrebbe finire bene.

Non è contento?

Contento certamente per l’avvio di un’analisi fondamentale. E speranzoso che si possa approdare ad una soluzione efficace. Ma sono sconcertato.

Perché?

Per il semplice fatto che per ottenere una banale ispezione tecnica di soli due giorni (dico due cioè al massimo 16 ore di lavoro), abbiamo dovuto aspettare sette anni. Dico sette. E la cosa più incresciosa, per non aggiungere altro, è che per anni le perizie Ctu, le segnalazioni sullo stato del ponte hanno dormito nei cassetti, nascoste ai cittadini. Il Comitato Abc ne è venuto in possesso quasi per caso. E da qui si è messa in moto l’azione, che unitariamente al contributo dei sindacati e del parlamentare Antonio del Monaco, ha portato all’ispezione. C’era bisogno della mobilitazione affinchè le istituzioni mettessero in moto il processo dovuto? E invece la burocrazia locale ha prodotto carte: per anni, abbiamo giocato alla “guerra delle competenze” con la Provincia. E ovviamente convissuto, come se nulla fosse, con il degrado e i rischi. Questo è il mondo alla rovescia: una montagna di carte e mai un’azione per risolvere il problema.

Questa si chiama burocrazia ottusa. Ma cosa la sconcerta?

E’ incredibile come una mobilitazione a tutela della pubblica e privata incolumità, per affrontare un problema anche di ordine pubblico, sia stata vista come un attentato al “quieto vivere”. Il rispetto delle regole, il lavoro per adeguare il ponte, le limitazioni al traffico sono vissute come un attentato all’unico diritto riconosciuto: “Fare quello che ci pare o ci fa comodo”. E’ un segno tangibile del degrado culturale che affligge questo territorio avverso al rispetto delle regole. Una cultura del degrado civico e del senso di comunità di cui il plotone di amministratori che si sono succeduti, l’esercito di consiglieri comunali e la folla di aspriranti candidati ne sono stati i più fedeli interpreti e colpevoli custodi.