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In merito alla settimana corta, “americanata italianizzata” intuizione scolastica che tanto fa discutere studenti, docenti e genitori, interviene il Professore Michele Vigliotti, fino allo scorso anno Rettore del Convitto Giordano Bruno.
 “A proposito di settimana corta, qualche riflessione è d’obbligo a proposito di una moda che si va allargando nella scuola odierna. Il mai abbastanza compianto Pasolini diceva che noi italiani scimmiottiamo gli americani nelle loro cose peggiori, e con trenta anni di ritardo.
Io non condivido questa moda,che avrà pure motivazioni, peraltro discutibili, di carattere pratico e trova condivisioni.
Il motivo è triplice. Innanzitutto uno è di ordine didattico: in scuole dove spesso manca ogni confort e strumenti idonei a favorire attivita alternative o di allargamento dell’offerta formativa, e non è possibile fruire, PER TUTTI, di una mensa scolastica,è impensabile parcheggiare i ragazzi fino a pomeriggio inoltrato. Ci sono certamente persone, genitori e docenti  cui il sabato libero sta bene perché così soni liberi di andare a sciare
O nella casa delle vacanze. Si dovrebbe però anche avere l’onestà di pensare a tutte quelle famiglie dove padre o madre o tutti e due lavorano il sabato (non tutti sono ricchi professionisti), e quindi hanno il problema di dove allocare soprattutto i più piccini. E poi,chiunque sia passato per una scuola sa che, a una certa ora, la mente recepisce poco o nulla e del prezioso lavoro va sprecato.
C’è poi il problema degli orari: i ragazzi delle Superiori hanno da trenta a trentacinque ore settimanali
(quelli del classico europeo e dei tecici e professionali oltre quaranta). Oggi queste ore sono divise su sei giorni,ma laddove si sperimentila settimana corta,l’orario giornaliero si allunga di una ora, e per esempio si entrerà alle otto e venti e si uscirà alle quattordici e venti:chi ha già sei,sette ore se ne va al tramonto
Molti difensori ad oltranza di questa sperimentazione dicon ”ma poi le ultime ore li impegnamo nei laboratori!” Leggenda metropolitana, poi alla sesta e settima ora ci finiscono filosofia e ragioneria perché tra incastri di orari, docenti che stanno su più scuole esigenze legittime, va a tutto a carte quarantotto
Ma i soliti “furbetti del quartierino” avrebbero trovato la quadratura del cerchio: decurtare di dieci, quindici minuti ogni oradimodochè si esca ad un orario simile a quello  o di prima.
Ma, a parte che si insegna ai ragazzi a non essere proprio onesti, a mio parere si configura anche un danno erariale, perché si pagano i docenti per delle presenze che non fanno…Ricordo comunque che questa offerta formativa deve essere esplicitata nella domanda di iscrizione e non può celarsi nell’uovo di Pasqua” 
Michele Vigliotti