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Una sfida giudiziaria incredibile condita dal pungente odore di naftalina. Le parti si scambiano colpi, grazie a ritrovamenti d’archivio, innanzi alla Corte d’Appello. La guerra per l’acquedotto abusivo, costruito nella cinta muraria della Torre Artus, per i cultori di storia sta diventando più avvincente delle gettonatissime soap opera americane. Siamo giunti alle svolte clamorose e ai contro colpi di scena. Il Comune ha calato il full: condannato per abusivismo edilizio dal Tribunale di Santa Maria C.V (per aver costruito senza titolo un acquedotto nell’area tutelata di un monumento nazionale), ha tentato di dimostrare (solo dopo la condanna in primo grado) che il contenzioso non sussisterebbe essendo vigente sull’area dell’acquedotto conteso un «limite di livello di quota» o semplicemente una servitù per ospitare un impianto di pubblica utilità. L’avvocato Pasquale d’Alesso (nella foto in alto), erede di Anna Maria de’ Sivo (proprietario della Torre Artus), ha calato il poker: ha riesumato due decreti del «Real commissario per gli usi civici». In concreto, sarebbe davvero abusivo l’acquedotto in quota, costruito dal comune nell’area tutelata del castello e delle torri e per questo condannato. A confermarlo sono spuntati dagli archivi storici addirittura due atti (rispettivamente datati 1935 e 1938) che riconoscono che il «terreno della contesa non è gravato da usi civici». Smontato il teorema dell’ente locale, resta la condanna alla demolizione, al ripristino dei luoghi e al pagamento dei canoni di locazione mai onorati. Ancora una volta, dopo  90 anni dal 1926 (anno in cui fu commesso l’abuso), sarà la magistratura a decidere il destino dell’area tutelata della Torre Artus. Ma il comune non si arrende alla disonorevole sconfitta. Il custode delle regole urbanistiche condannato per abusivismo edilizio. Allora, se non sarà riconosciuto il diritto alla servitù allora, anche per volere del commissario straordinario Samuele De Lucia anche lui contaminato dal sacro furore delle difesa dell’onorabilità dell’ente locale,  si procederà all’esproprio dei 25 mila metri quadrati occupati dall’acquedotto ubicati nella cinta muraria e circondati da alberi secolari. E la storia si arricchisce di un nuovo avvincente capitolo: anche l’atto di esproprio sarà impugnato innanzi al Tar della Campania. Il 2017, per gli amanti, delle storie giudiziarie ricche di colpi di scena promette molto bene.