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NAPOLI- (di Elio Bove) Il tema dei beni confiscati in Campania è di estrema rilevanza ed attualità in una regione in cui dei 4.756 beni attualmente confiscati 2.383 sono ancora in gestione all’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC). In Campania lo stato di abbandono a cui sono soggetti alcuni beni confiscati è la sfida da vincere. È questa purtroppo una delle tipiche criticità dei beni confiscati dove alti livelli raggiunge lo stato di degrado e di vandalizzazione, cui possono essere assoggettati, anche a causa di procedure e lungaggini che prolungano i tempi che precedono la destinazione e l’assegnazione. In molti dei casi il recupero di interi complessi diviene particolarmente oneroso e come molto spesso capita, fuori da ogni possibile aiuto istituzionale: i soggetti del terzo settore si sovraccaricano di ingenti costi.Esistono inoltre ulteriori elementi legati al bene immobile che ne ostacolano il riutilizzo, in particolare: inadeguatezza strutturale ed impiantistica, che rendono complicato il riutilizzo a meno di notevoli investimenti; problematiche relative a pregresse situazioni di mancata sanatoria edilizia (abusivismo totale o parziale); non conformità alla normativa ambientale e/o di sicurezza, mancanza di requisiti di abitabilità.Tali elementi rendono la ristrutturazione fisica nonché la legittimazione dello stesso un passo necessario per la loro valorizzazione.Un altro fattore penalizzante, lamentato da parte dei soggetti assegnatari di beni confiscati presentano, è la scarsa capacità di progettare e di reperire risorse economiche adeguate alle loro azioni progettuali. Infatti, fatte salve alcune importanti esperienze caratterizzate da imprenditoria e innovazione sociale, nella maggior parte dei casi i progetti di valorizzazione del patrimonio confiscato restano ancorati a finanziamenti pubblici e limitati nel tempo. Ciò lo dimostra il fatto che quasi tutti gli enti gestori hanno affermato di autofinanziarsi grazie al volontariato e con quote associative. E’ da rilevare, inoltre, una notevole difficoltà nell’esercizio della potestà amministrativa da parte dei Comuni. Molto spesso la materia dei beni confiscati viene affidata ad uffici gravati da numerose e complesse funzioni (per esempio un unico ufficio, spesso in carenza di organico, che si occupa di patrimonio, lavori pubblici e urbanistica). Ciò comporta rallentamenti e difficoltà nella progettazione degli interventi di rifunzionalizzazione, problemi nelle procedure di affidamento e carenze nell’attività di monitoraggio a seguito dell’affidamento.