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MADDALONI- La faccenda era tutt’altro che derubricata. Ritorna il tomentone della torre dell’orologio di via Ponte Carolino, il cui ingranaggio (ad onta delle certificazioni fornite dal museo civico e non solo) è stato spacciato come originale. Adesso, l’ingranaggio elettromeccanico ripulito e oleato ha un posto in prima fila nel museo. E si riaprono interrogativi ancora senza risposta: Chi autorizza chi? Per cosa? E quando? A cui si aggiunge un quarto: perchè mettere in museo un meccanismo restaurato con tanta fatica che ha ricominciato a vivere e funzionare? Per uscire dal rosario dei “non so”, “non ricordo” e “dobbiamo verificare” recitato da funzionari e assessori di turno, abbiamo parlato direttamente con il sindaco Andrea De Filippo.

Che senso ha restaurare un meccanismo, farlo funzionare e metterlo in museo?

Si è vero è un controsenso. Ma debbo premettere che mai avrei pensato che questa vicenda, obiettivamente secondaria, potesse sollevare tante reazioni anche polemiche perchè, alla fine fine, si tratta di volontariato e il comune non spende un soldo.

Infatti, forse proprio perchè è un’azione benemerita ha un significativo problema di metodo di lavoro, gestione e rispetto delle regole?

La verità è che per mesi mi sono sgolato per smontare una serie di fandonie che sono circolate su questo orologio. Primo, non è vero che si sta parlando dell’ingranaggio originario; secondo, si tratta di una struttura elettromeccanica che non ha mai funzionato al meglio; terzo, si tratta di un ingranaggio sabotato perchè rumoroso; quarto, la sua rumorosità è stata sempre considerata molesta dagli abitanti; quinto, dopo il non funzionamento prolungato si è giustamente pensato di ripristinare la torre dell’orologio. Ma sia chiaro chi dice o ascrive che si tratta di restauro o che l’ingranaggio è storico dice falsità. L’ingranaggio va al museo non perchè ha una valenza storica ma solo per illustrare una curiosità alle scolaresche. Nessun restauro, nessuna storia salvata e nessun recupero.

Restano le polemiche sulla poca chiarezza che emerge ogni qualvolta che si discute di immobili e strutture comunali. Come mai?

Senza attardarci in polemiche infine, faccio un annuncio di una rivoluzione vera. Dopo aver sondato e verificato attentamente il mondo associativo comunale annuncio che è in corso l’azione di ritorno all’ente comunale di tutti i locali pubblici occupati da associazioni.

Ci annuncia lo sfratto collettivo?

Oltre l’enfasi ingiustificata della domanda dico che l’ex Macello di via Napoli, alcuni locali della Pro Loco occupati da associazioni, e tutti quelli che sono di proprietà del comune verranno, anche a scadenza dei canoni di locazione per alcuni (come l’associazione nazionale finanzieri presso il Comando Vigili n.d.r.), utilizzati esclusivamente per attività dell’ente. Non è scritto da nessuna parte che un comune debba farsi carico delle sedi delle tante associazioni presenti sul territorio. E questa è un’altra anomalia storica maddalonese.