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È stato assegnato alla 3a sezione del Consiglio di Stato, l’appello proposto da Emilio Nuzzo avverso la sentenza con la quale il Tribunale Amministrativo Campano ha respinto il ricorso del candidato a sindaco, già consigliere provinciale e sindaco di San Felice a Cancello. Giovedì 9 maggio si saprà se anche il consiglio di stato considererà necessaria la sentenza di riabilitazione per candidarsi, dopo aver nel 2012 patteggiato uno pena di 18 mesi per porto d’armi o considerare difatti estinta l’incandidabilità essendo trascorso oltre i 5 anni dal passaggio in giudicato sentenza di patteggiamento, come invece sostiene Emilio Nuzzo in uno col suo procuratore l’avv. Renato Labriola.
In queste ore di febbrile attesa sono continuati gli incontri tra Nuzzo, i legali e gran parte dei candidati, pronti a sollevare il caso anche al ministero.
La vicenda è molto delicata e avviene tutta in punta di diritto.
Va sottolineata però una stranezza. La guida predisposta dal ministero, ovvero la pubblicazione n. 1 “Istruzione per la presentazione e l’ammissione e della candidatura” a pagina 57 è chiaro:

Ovvero la legge Severino non dovrebbe essere applicabile per le sentenze ex patteggiamento passate in giudicato prima dell’entrata in vigore della legge stessa. Il patteggiamento di Nuzzo divenne irrevocabile il 19 luglio 2012 mentre la Legge Severino entrò in vigore il 5 gennaio 2013.
Né la commissione elettorale, né il Tar fanno riferimento al citato art. 16, ma viene richiamato nel ricorso di primo grado dell’avv. Labriola. La sentenza del TAR si sofferma su una decisione del consiglio di stato n. 2552/2017 nel cui caso in esame però, il candidato ricusato aveva sì patteggiato una pena prima della legge Severino, ma rispetto ad un reato per il quale anche con la normativa precedente alla stessa Severino sarebbe stato incandidabile, cosa ben diversa da Nuzzo.

È chiaro che un politico che non ha mai nascosto velleità politiche non può rimanere in attesa di un giudizio destinato a fare casistica, la cui decisione avverrà in punta di diritto, ma lo stesso staff che ha curato l’intera fase preelettorale avrebbe dovuto gestire diversamente la cosa. Giovedì pomeriggio arriverà la decisione.