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MADDALONI- Tensione alle stelle. Arriva la celere per riavviare le attività edilizie all’Interporto. Sia lunedì che ieri, il presidio degli edili disoccupati aveva rallentato l’attività ordinaria. Questa mattina, in un clima di surreale tensione, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno scortato i mezzi d’opera. Cancelli riaperti. Così il “volano dello sviluppo di Terra di Lavoro”, da 30 anni amatissimo dalla classe politica casertana, diventa un luogo di battaglia per il lavoro. E il lavoro, strumento di riscatto sociale, diventa luogo blindato: pochissimi impiegati sotto scorta e moltissimi fuori espulsi dai cantieri che non decollano. Un’ immagine raccapricciante in una terra affamata soprattutto di occupazione, reddito da lavoro e strumenti di emancipazione sociale. La situazione è sconcertante perchè l’Interporto è da 30 anni al centro dell’immaginario e delle sciocchezze propalate dagli amministratori, sottosegretari e ministri di turno. Tutti in prima fila a raccontare le magnifiche sorti e progressive dello sviluppo che non c’è. E tutti religiosamente in silenzio ogni qualvolta emergono ordinari problemi di gestione sindacale, finanziaria e imprenditoriale. Ci racconteranno delle “Zone Zes” che verranno e di cui ancora non si conoscono i criteri gestionali. Ma non ci parleranno della banale. elementare, ordinaria gestione di qualche cantiere edilizio. La speranza di riscatto sociale non si costruisce con la celere che scorta cantieri (innescando di fatto una guerra tra poveri) ma con imprenditori e manager capaci di sfidare i mercati creando ricchezza e sviluppo. E purtroppo, come si evince dalla cronaca di questi minuti, siamo fermi allo scontro tra poveri mentre lo sviluppo non c’è in una terra senza speranza, senza futuro e senza giovani che, in massa, scelgono di andare via. Ma questo i banditori dello sviluppo meraviglioso che verrà (oggi impegnatissimi nella campagna per le europee) non ve lo diranno. Per la cronaca, al fianco dei lavoratori c’era solo una rappresentanza dell’Ugl.