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Lo sforzo, il lavoro di avanguardia e l’impegno silenzioso della Consulta dell’Ambiente è andato a buon fine. Ha prodotto i suoi frutti. La soddisfazione è tutta nelle parole dell’ex presidente Giancarlo Liccardo: “Siamo contenti: quando una lotta di una minoranza diventa patrimonio collettivo, ampiamente condiviso sebbene dopo molti mesi, vuol dire che quella lotta minoritaria era una giusta lotta”. Il riferimento è alla mobilitazione affinché anche Maddaloni, o soprattutto Maddaloni, segga nell’«Osservatorio regionale sul termovalorizzatore di Acerra».
Una storia, quella del termovalorizzatore di Acerra e le relative tematiche mosse dagli ambientalisti che risale al 2011, quando associazioni e quotidiani sollevano la questione, spesso in solitudine e senza l’apporto delle istituzioni.
La geografia e anche il regime dei venti dominanti Maddaloni non sono n’opinione: è il territorio confinante a nord, cioè Maddaloni, il più battuto dai venti dominanti che soffiano sulle ciminiere dell’impianto ed è pure l’abitato più vicino.  «Ben venga il lavoro di sollecito del commissario straordinario Samuele De Lucia –conclude Liccardo- e la mobilitazione parallela di quanti si rivedono nel lavoro pioneristico della Consulta». Nel lontano 29 aprile 2015, infatti, l’organo diretta promanazione del Consiglio Comunale all’unanimità decise di sollevare l’anomalia dell’esclusione di Maddaloni: il comune più bersagliato dal termovalorizzatore e incredibilmente il più ignorato. Ma la lotta non riguarda solo l’inclusione nell’Osservatorio di un tecnico-medico e di un membro delle associazioni espressione territorio. La mobilitazione non trascura affatto l’omesso ristoro dovuto al comune che soffre gli effetti del maggior impatto ambientale.