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MADDALONI- E’ ritornato l’Ufficio di Piano. E sono tornati i “professori di mandolino” tanto cari al sindaco De Filippo. E questa volta si sono confrontati con due argomenti che sono la vergogna (storica, documentata e giuridicamente sanzionata) di tutte le forze politiche e di tutte le amministrazioni che si sono avvicendate dal 1998 ad oggi. Sono stati presentati ai membri, a scopo puramente conoscitivo e senza parere tecnico (un atto di pura cortesia istituzionale), la convenzione e il progetto di abbattimento e di ricostruzione del “Ponte Vapore” e l’«accordo tecnico e finanziario su tutte le opere sostitutive» per la soppressione integrale  di ben otto passaggi a livello lungo la tratta urbana della linea Caserta-Cancello-Napoli. Due risultati storici dove il contributo dei partiti (tranne ammiccamenti e sbirciatine in privato) è stato pari a zero. Mentre sono tutto in capo ai partiti, o meglio a chi ha ricoperto cariche istituzionali, i danni erariali e le sconfitte con disonore patite innanzi al Tribunale di Roma (sentenza emessa dal giudice Nicola Archidiacono), innanzi al Tar e al Consiglio di Stato. Su questo argomento, sono previsti a breve risvolti clamorosi. Ma tonando all’Ufficio di Piano c’è stato oggettivo imbarazzo al cospetto di due progetti rivendicati a tutto spiano dalla maggioranza. A cui hanno dato un contributo fondamentale l’on. Antonio Del Monaco (presente con tutti gli attivisti del M5S e la candidata a sindaco Tina Santo fin dai primi giorni dello scontro con le forze dell’ordine per la soppressione coatta dei passaggi a livello) e le forze sociali. Assenti ovviamente i partiti. Assenti davanti alle sbarre presidiate dei passaggi a livello, alle camionette delle celere, assenti in Prefettura. E anche questa sera, a testimonianza di quanto la politica locale sia datata e autoreferenziale, si sono sentite le stesse chiacchiere che si sono udite nel lontano e mitico 2007. Allora si giubilò un assessore sulla pubblica piazza, bocciando i progetti delle opere sostitutive che oggi si faranno. Anche allora l’obiezione era sempre la stessa: “Ma chi dice che poi Rfi farà le opere?”. Tanto per ricordare: la disdetta unilaterale di accordi con Rfi è costata lacrime sangue al comune. Poi si scelse pure la strada delle grandi opere, dei megainvestimenti (250 milioni di euro e dell’abbattimento di 40 immobili). Da allora, il comune ha rimediato una scarica di mazzate legali e tanti danni. Chi paga?