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«Considerato altresì la necessità di realizzare interventi di messa in sicurezza/bonifica su siti di particolare natura e complessità, quali: “Cava Monti” nel Comune di Maddaloni (…)» con queste parole, estratte dal Bollettino della Regione Campania del 19 dicembre scorso e dal corpo della delibera della giunta regionale 731 del 13 dicembre, si chiude ufficialmente, dopo quasi 30 anni la incredibile vicenda della ex Cava Monti, delle sue fumarole, dei sequestri e delle 300 mila tonnellate di rifiuti sepolti. Ovviamente «messa in sicurezza e bonifica» devono essere tutte pianificate. Ma adesso, al netto dell’overdose di comunicati e interventi più o meno competenti o informati sul caso, i soldi ci sono. Lo spiega l’Allegato 2 ch per il «sito inserito nell’ex Sin Litorale Domizio-Flegreo sono pronti 15 milioni di euro». E ora? Il Caso Masseria Monti esce ufficialmente dalla liste delle priorità, inserite nei programmi, dei futuri o eventuali candidati a sindaco. Più che dire o promettere bisogna fare. Spetterà all’Ufficio tecnico comunale, in qualità di soggetto attuatore, pianificare programmi di intervento e piani operativi. Un bel problema visto che l’Utc è sprovvisto delle    competenze dovute. Certamente, la parola passa ai tecnici e non ai candidati. E questa è una svolta epocale perchè da quando è scoppiato il caso di sindaci se ne sono avvicendati, tra la buona o la cattiva sorte, ben cinque