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MADDALONI- Il giallo dei otto voti scomparsi. Nessuno può fermare la politica. E nemmeno far finta che non sia accaduto nulla. Fatte le elezioni e prodotti i numeri, sono d’obbligo le analisi. Nelle urne della maggioranza del sindaco Andrea De Filippo mancano sei voti. Utilizzando lo slang da marciapiede nella casciulella delle “maggioranza del rinnovamento” sono scomparsi sei otto votarielli. La contabilità non mente: quattro voti sono andati a Nunzio Sferragatta; tre a Nunzio Caiazzo (che ne ha persi tre per strada). Poi c’è il voto di Alessandra Vigliotti rintracciabile nella conta finale. E pure quello di Filippo Iacobelli. E fanno nove. E gli altri otto, tutti riconducibili alla maggioranza, dove sono? Chi ha votato chi? Parlare di frattura è riduttivo. Basti pensare che Carfora ha azzerato il suo consenso, in favore di chi? E Bruno Cortese che non è distinto e distante dalla maggioranza chi ha sostenuto? E allora impazzano i retroscena: si narra di riunioni dell’ultimo minuto e di incursioni, non provate di Giorgio Magliocca che abbia catalizzato il consenso verso altri lidi. Forse si è ridestato un fronte, riconducibile a Forza Italia e al centrodestra, che si era voluto snobbare e ridurre ad un funzione accessoria da sacrificare sull’altare del sovradimensionamento di altre forze che nella maggioranza vantano la totalità delle cariche istituzionali e la maggioranza degli assessori. Se fosse una partita di calcio potremmo dire che la squadra della “maggioranza del rinnovamento” non ha equilibrio tattico: tutta in attacco o tutta in difesa. E quindi perde le partire già vinte. Perchè quella delle elezioni provinciali era, numeri alla mano, una partita già vinta. Ritorna la “sindrome del papa straniero”? Il dividersi, per far quadrare le contabilità politiche personali, a scapito del territorio. Premesso che l’ente provincia è un rottame sopravvissuto ad una riforma da rottamare, emerge che i consiglieri comunali di Maddaloni hanno preferito all’urgenza di dare una rappresentanza al territorio la priorità di rappresentanza a se stessi. Il nuovo slogan è non più “Prima Maddaloni” ma “Prima la poltrona”. Un clamoroso autogol politico per chi, cercando consenso per il riscatto del territorio, poi li utilizza secondo orizzonti politici personali. Non c’è una frattura nella maggioranza o in Consiglio Comunale. C’è una frattura tra gli eletti (che hanno scelto di rappresentare se stessi) e il territorio. Un fatto gravissimo e senza precedenti.

P.s. Una notazione storica è d’obbligo. Quando c’erano loro, i “puzzoni del centrosinistra”, portarono a casa ben tre consiglieri provinciali. Ma con elezioni vere e con una campagna elettorale vera. Al netto, delle legittime valutazioni politiche sui risultati successivamente conseguiti. Ma i “puzzoni” vinsero una partita vera. Oggi, i nuovi sono riusciti a perdere incredibilmente una partitella in famiglia. C’è da riflettere.