0 00 3 min 2 anni 25

di Luigi Ottobre

Stesse affermazioni, ma con parole diverse. Da un lato Carlo Ancelotti, dall’altra Aurelio De Laurentiis. Due modi di comunicare ciò che è necessario affermare, anche tralasciando il detto “i panni sporchi si lavano in famiglia“. A volte diventa opportuno quando si vuol far arrivare un messaggio che travalica i muri dello spogliatoio, per sferzare il diretto interessato o anche semplicemente per mettere i puntini sulle i. Lasciando da parte i timori e il pericolo di un’incrinatura dei rapporti. Questo è, se vi piace.

E dunque mentre De Laurentiis utilizza il suo oramai proverbiale linguaggio da senza peli sulla lingua per dire quello che gli passa per la testa – e chi ancora si meraviglia o si scandalizza vive sulla Luna -, Ancelotti conferma quanto detto dal suo datore di lavoro, ma con diplomazia. Per ADL, Mertens e Callejon possono pure andare a fare una vita di merda in Cina; per il tecnico “la società ha fatto la sua offerta e c’è la volontà di tenerli. Poi ci vuole una risposta da parte dei giocatori a questa offerta, starà a loro valutare cosa è meglio per il loro futuro”. Parole diverse, ma il succo non cambia.

Mentre il tecnico manda in tribuna Insigne, il patron partenopeo appoggia il suo allenatore e bacchetta il capitano azzurro, reo di avere un atteggiamento non rispettoso delle scelte del mister, o meglio, da campione. Un duo che diventa uno: spalla a spalla, per rispondere a chi nei giorni precedenti aveva messo in dubbio la solidità del rapporto tra i due. Il presidente ha fiducia nel tecnico; quest’ultimo difende le prese di posizione del primo, da perfetto aziendalista. Un chiaro messaggio alla squadra: seguire il tecnico – che ha la forza di mandare in tribuna chiunque non si comporti da professionista e le cui scelte devono essere rispettate – e testa al campo. Anche perché quello che c’era bisogno di dire è stato detto.