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di Luigi Ottobre

“Non ho mai chiamato Gattuso e non ho mai sentito Spalletti. Con Allegri ci sentiamo mica da oggi, ma dal 2013: abbiamo un bel rapporto cordiale”. Sono state le parole di Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, che ha sentito il bisogno di diffonderle tramite la radio ufficiale del club azzurro dal momento in cui le voci su un possible esonero di Carlo Ancelotti si sono intensificate, dando via al casting sui suoi possibili sostituti. “Io ci tengo a ribadire che la mia fiducia in Carlo Ancelotti è totale“, ha concluso il patron partenopeo, come a voler spegnere ogni ipotesi attualmente non contemplata.

È vero che le parole di ADL sembrano fugare ogni dubbio, tuttavia allo stesso tempo è complicato non considerare drammatica la situazione del Napoli. La sensazione è che il presidente abbia provato a rasserenare l’animo non certo tranquillo del suo allenatore, che si appresta ad affrontare una gara – quella di Udine – con la consapevolezza di avere l’ultima chance per raddrizzare una stagione ad oggi fallimentare.

Il Napoli dista 8 punti dal quarto posto e l’andamento delle squadre che lo precedono non lascia sperare in una rimonta miracolosa. Contro l’Udinese c’è l’ultima chiamata per svoltare: il tempo delle attese è giunto al termine e ogni ulteriore confronto si rivelerebbe inutile, avendo la squadra avuto più volte la possibilità di invertire la rotta. Prima contro il Genoa, successivamente la ribellione del 5 novembre; poi col Bologna, due giorni dopo il faccia a faccia con Del Laurentiis. Nulla di tutto ciò è avvenuto: il Napoli è nuovamente in ritiro, laddove tutto è grottescamente cominciato. Il che spinge a pensare cosa sarebbe potuto essere ora la stagione degli azzurri se avessero dato vita a quel confronto voluto allora da ADL e che ha portato al nuovo ritiro, anziché pensare ad “imbracciare le armi” per controbattere la scelta della proprietà.

Benché quel che dica, De Laurentiis ha contattato altri allenatori, su tutti Gattuso e Spalletti. Il che rientra anche in un quadro di logicità: se la situazione a Udine non dovesse risollevarsi è normale per una società avere una soluzione di riserva. Si può poi ragionare se sia giusto o meno esonerare Ancelotti: se, a quanto pare, ci sono frizioni tra gli stessi calciatori – oggi frazionati in ribelli (Insigne, Allan, Koulibaly, Mertens e Callejon), dissidenti (Mario Rui, Ghoulam, Milik e Hysaj), mediatori (Llorente, Manolas, Maksimovic, Fabiàn, Karnezis e Zielinski) e pacifisti (Meret, Luperto, Di Lorenzo, Lozano, Ospina e Gaetano); se continua il rapporto burrascoso con la società; se alcuni non aspettano altro che finisca la stagione per continuare altrove la propria carriera, è probabile che il cambio della guida tecnica possa non rivelarsi efficace. Se al contrario Ancelotti perdesse completamente il controllo della squadra, allora il suo esonero diventerebbe inevitabile. Ma sono questioni queste, da lasciare in stand-by: il match contro l’Udinese dirà da che parte penderà la bilancia.