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Come era e come è diventato. Il «campo rom» di via Ficucella, area retrostante centrale Turbogas a pochi metri dall’autostrada A30, ieri è stato abbattuto. Ci asteniamo da qualsivoglia valutazione ma concentriamo la nostra valutazione sulla gravissima emergenza igienico-ambientale che si è venuta a creare. I rom, che poi non sono altro che braccianti agricolo rumeni e bulgari (quindi cittadini comunitari) impegnati in lavori stagionali in agricoltura, vivevano in una discarica. Ma la cosa sconcertante è che, a Maddaloni, non funziona lo schema «rom uguale rifiuti e illegalità». Ad onor del vero, gli stagionali lavorano i rifiuti. Ma è verissimo che molti rifiuti (quasi tutti) sono sversati dai maddalonesi e non solo. Infatti, quando il campo non è utilizzato i rifiuti continuano ad essere stoccati. Altro che rom. Come accade puntualmente in via Ficucella, in via Santafede e in via Calabricito. Tant’è che questa estate, l’area (ieri demolita) è stata data alle fiamme e trasformata in una gigantesca discarica pericolosa zeppa di rifiuti speciali combusti mai rimossi. Quindi il sito è pericoloso, insalubre e insicuro. Da qui, l’inevitabile e incontestabile azione di demolizione e sgombero. Resta il problema della bonifica, del contrasto agli accampamento abusivi (incoraggiati dagli imprenditori locali) e quello drammatico della lotta inesistente all’abbandono incontrollato dei rifiuti. Ultima annotazione di colore: i rifiuti abbandonati giacciono in bella mostra dove i cacciatori di buche nostrani si sfidano a colpi di post su facebook. Stranamente non si avventurano a parlare di discariche e stoccaggio clandestino.