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Lo strano caso del cimitero semichiuso di Maddaloni. Archiviate le indagini sul crollo della congrega della «Concezione nuova», aumentano i misteri amministrativi e gestionali sul camposanto. La morte è un angoscioso interrogativo esistenziale. I vuoti, le lacune e le presunte o reali omissioni amministrative invece disegnano certezze inappellabili sul degrado sociale di una collettività allo sbando. La cura dei defunti, senza tema di essere smentiti, può essere assunta come «parametro di civiltà»: ha contraddistinto il salto evolutivo dell’uomo di CroMagnon e si discute se l’uomo di Neathertal già seppellisse i morti. Poi abbiamo fatto qualche passo in vanti sulla scala dell’evoluzione culturale che possiamo semplicemente sintetizzare con il «culto e la cultura dei morti». E’ provato: in un territorio dove è cessata la cura per i defunti significa che cessato di vivere una città, un paese e una comunità. Possiamo dire quindi che Maddaloni ha imboccato un vicolo cieco dell’evoluzione culturale. Scivola lungo il ramo discendente della parabola del civismo, della civiltà e dell’omertà. Tutto questo blaterare per dire che non si possono valutare diversamente le cose che sono accadute, stanno accedendo e che accadranno al cimitero. E sconcertano non tanto i crolli, i transennamenti che coinvolgono congreghe storiche con miglia di defunti e migliaia di famiglie coinvolte. Sconcertano il silenzio, la rassegnazione e la piccola quotidiana omertà del maddalonese di inizio terzo millennio. In altri momenti, una simile situazione avrebbe scatenato le ire funeste. Invece, più Si scava e più affiorano interrogativi. A proposito di scavare, secondo Pm e i consulenti tecnici d’ufficio, il collasso strutturale che, il 28 aprile 2016, ha inghiottito 1169 salme (tra le quali molte in fase di incipiente o avanzato stato di decomposizione)  non sarebbero emersi elementi per contestare comportamenti o fatti che abbiano cagionato direttamente il crollo della costruzione o pericoli ignorati  per la pubblica incolumità. Delle due l’una: se non c’è stata negligenza o responsabilità allora sussiste una generale omissione nella manutenzione ordinaria e straordinaria del cimitero. Non a caso sono state transennate vaste aree. Basterebbe questo per far scoppiare la rivolta. Ma non a Maddaloni dove si pratica l’omertà civica come i buddhisti praticano la meditazione: in modo profondo, quotidiano e sistematico. I maestri yogi insegnavano tecniche per lo sviluppo delle potenzialità umane e render sostenibile le cose irrisolvibili. I maddalonesi praticano l’«omertà trascendentale»: una tecnica per evitare di vedere il degrado quotidiano trasformandolo in quotidianità normale e sostenibile. Infatti, è diventato normale e sostenibile che ben 250 salme, strappate alle macerie, giacciono senza una degna sepoltura. Di queste ben 16 non sono più identificabili. E’ normale a Maddaloni. Gli insegnamenti degli «yogi maddalonesi» sono infallibili: avendo recuperato mia nonna Nannina, nonno Pasquale, mio cugino Ciccillo, a’ zia Nunziatina e congiunti vari, che me ne importa degli altri? Noi e i nostri congiunti, un posto ce l’abbiamo in questo e in quell’altro mondo. Gli altri si arrangino. E’ qui il discrimine tra l’omertà e la civiltà. A Maddaloni vince la prima. In una comunità civile si lotterebbe per la dignità di tutti in questo e in quell’altro mondo. Poi c’è qualcuno che incredibilmente non ci sta. Quelli del «Comitato per la tutela del cimitero» stanno mettendo in fila i documenti ufficiali. «Alla fine –annuncia il fondatore Sandro Cioffi- qualcuno dovrà dare risposte su come e quando dovranno essere risarciti i danni alla luce dell’omessa manutenzione ad opera del comune e della cancellazione del diritto ad avere un posto per dare degna sepoltura ai propri congiunti». Poi c’è pure il signore delle «Tre P« (senza padroni, senza padrini e senza partiti) che ha cominciato a ficcanasare nella gestione del cimitero. Peppe Vigliotta (Alleanza popolare per Maddaloni) addirittura pretende di metter in piazza i criteri della gestione dei loculi cimiteriali. Dire in pubblico quello che i maddalonesi, ben informati, si sussurrano rigorosamente in privato. Pure lui non si arrende. «Vogliamo sapere –spiega- come sono stati gestiti i 21 loculi e i 31 colombari dati al comune a seguito della ristrutturazione cimiteriale. Non abbiamo risposte ma solo domande: sono ancora nella
disponibilità del Comune?
E se sono stati utilizzati, vogliamo sapere come sono stati utilizzati, a chi sono stati dati e a che prezzi?» Il «Signore delle Tre P» vuole fare la rivoluzione nel paese del quieto vivere ossia dell’«omertà trascendetale». E tutti vogliono sapere: «Come sono stati spesi i cospicui introiti cimiteriali prodotti dalla vendita dei suoli per le cappelle gentilizie, dalla vendita dei loculi e delle ristrutturazioni Il cimitero, che ha sempre garantito lauti incassi per il comune, adesso ha bisogno di investimenti e di risposte.