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Si scrive sindaco e si legge «gestore dei debiti». Quelli censiti, quelli transatti, quelli non transatti e quindi contestati e quelli finiti nel congelatore dei contenziosi multimilionari, che prima o poi se il comune, come da consolidata e gloriosa tradizione, dovesse soccombere sarà chiamato a onorare. Se oltre 37 milioni sono stati ammortizzati nel «Piano di estinzione delle passività» (che ha cancellato 25 anni di bagordi amministrativi), almeno quattro milioni di euro (a cui vanno aggiunti quelli si accumuleranno nei prossimi mesi più quanto prodotto dal mostruoso contenzioso comunale, al momento pauroso ma non censibile) andranno diritti sul groppone del prossimo sindaco. Ed è solo l’inizio. Con le acrobazie contabili si eviterà il dissesto bis. Ma non la condizione strutturale di costante insolvenza finanziaria o di mancanza di condizioni oggettive di stabilità. Non sappiamo e non vogliamo sapere quali siano le motivazioni che alimentano l’ambizione di diventare sindaco di Maddaloni. Ma abbiamo una certezza: il prossimo sindaco ovvero  costui o costei che indosserà la fascia tricolore dovrà avere spalle larghe, nervi saldi e fegato d’acciaio. Insomma, molto coraggio per immergersi nel «buco nero» dei servizi finanziari comunali e fare luce nel sistema della spesa, della ripartizione delle risorse e della riscossione dei tributi foriero, negli ultimi 20 anni, di straordinarie sorprese e dispiaceri ai contribuenti onesti. Con buona pace dei legittimi proclami preelettorali e dei disegni della città del futuro, insomma tra chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, il prossimo sindaco dovrà mangiare il «pane nero» del riordino finanziario dell’ente locale. Inevitabilmente, programmare l’espulsione o messa a riposo anticipato (consentiti dalla legge) o la sostituzione progressiva dei dirigenti (categoria B,C,D) che per l’84 per cento superano i 55 anni che di fatto, sulla base dei servizi resi alla città, rappresentano una delle voci più improduttive (per il vistoso sbilancio tra costi e competenze) che gravano sui contribuenti. E poi c’è il riordino della spesa zavorrata dall’esborso multimilionario per la gestione dei rifiuti (25 milioni di euro) e da un esubero di personale (82 netturbini in servizio sui 45 concessi per legge). Tutte cose molto scomode e non indolori. Di cui non si parla, salvo eccezioni. Questi sono temi impopolari che mal si conciliano con lo spirito paternalistico delle campagne elettorali, dove al massimo si fanno il tifo e i proclami. Non sappiamo cosa possa innescare la spinta a candidarsi a sindaco. Ma sappiamo che il prossimo sindaco dovrà fare i conti con questi temi spinosi. Insomma, tutti possono candidarsi ma non tutti sono egualmente eleggibili alla luce delle dure prove che ci attendono. Una è già in corso: riguarda il «debito di default» relativo alla fornitura idrica. Acquacampania, grazie ai ritardi nella riscossione del ruolo acqua, ha chiesto (tramite ingiunzione)  il pagamento della bolletta annuale di due milioni e mezzo di euro. Il comune è fermo alla riscossione del ruolo 2014. E su input della Corte dei Conti, nel 2017, i contribuenti maddalonesi (quelli che pagano ovviamente) dovranno pagare il ruolo 2015 e quello 2016. Si pagherà due volte proprio quando si insedierà il nuovo sindaco. Il comune di Maddaloni naviga nelle cattive acque del dissesto bis che ci minaccia, dei debiti si accumulano e dei tributi arretrati incombono.