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CASERTA- (di Amelia Ziccardi) Fase 2: finalmente l’Italia riparte. Dopo mesi di convivenza con il virus ci riprendiamo la nostra vita, animati dai migliori propositi, convinti di scongiurare, con Decreto scuola, Fase 2, comportamenti corretti e giuste misure di sicurezza, una recrudescenza dell’epidemia o quanto meno, se proprio dovessimo ripiombare nell’incubo vissuto in questi ultimi tempi, di affrontare una nuova ondata di contagi, con le armi affilate.

Speranze, proponimenti, intenzioni: comunque le si voglia definire, sembrano chimere, peggiori del mostro di origine divina descritto nel canto VI dell’Iliade, dalla cui illusorietà  neanche un novello Bellerofonte potrebbe salvarci.

E se il buongiorno si vede dal mattino, la buonasera si è vista con il decreto scuola appena approvato, che ha regolamentato gli esami di Stato, ha disposto l’abbandono della votazione in decimi alla primaria, sostituendola con un giudizio descrittivo, per gli allievi “speciali” ha previsto la reiscrizione dell’alunno al medesimo anno di corso frequentato nell’anno scolastico 2019-20

Ed ancora riguardo all’edilizia scolastica,  ai Sindaci vengono conferiti poteri speciali, in modo da poter accelerare i lavori di adeguamento delle strutture in vista di settembre. Fino al 31 dicembre i primi cittadini e i presidenti di Province e Città metropolitane opereranno con poteri commissariali.

Dulcis in fundo il concorso straordinario, classico cavallo di battaglia di tutti i governi, di qualsivoglia colore. Per l’ingresso nella Scuola secondaria di I e II grado, il Decreto stabilisce che i candidati docenti che hanno i requisiti per partecipare, non dovranno più sostenere una prova a crocette, ma una prova con quesiti a risposta aperta a computer.

Bene, bene. Temevo che qualcosa fosse cambiato, che il covid ci avesse reso migliori ed invece gattopardescamente, “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.”

Si perché, non vedo  un progetto per la scuola che verrà, non vedo  scelte politiche mirate. E mi dico: cerca di essere paziente, vedrai che si troverà una alternativa a questo “surrogato” che è stata la didattica a distanza. Ma dal decreto appena nato, la scuola non si palesa come una priorità della nostra politica

L’emergenza ha drammaticamente fatto venire al pettine i nodi di una politica di tagli che ha privato di risorse essenziali la scuola, che è estremamente “povera”, depredata dei fondi necessari, perché L’Italia spende meno degli altri Paesi Ue ed è la  maglia nera per numero di  Neet, i giovani che non studiano e non lavorano. Il sipario sul teatro della politica si è riaperto e il cartellone è sempre lo stesso: annunci roboanti, promesse vaghe, che ricordano qualcosa di già vissuto in questi anni,  che hanno visto mutare i connotati della scuola, trasformata in qualcosa dai lineamenti più simili ad un contesto aziendale che ad un luogo di formazione e ricerca e gli alunni diventare un prodotto di tale contesto. Chissà se a breve vedremo nelle previsioni di spesa, un cambiamento che inverta la tendenza al depauperamento della scuola pubblica per investire finalmente sul futuro delle nuove generazioni.

Possiamo solo sperare che ciò accada e che questa non sia una….chimera