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Stangata d’agosto. Il comune bancarottiere, ancora zeppo di debiti come un uovo, in questi giorni alla chetichella sta recapitando il pagamento della Ta.ri. 2017. E’ stato scelto il periodo delle ferie forse per nascondere le vergogna di un ente che è una vera e propria «Università della Monnezza»: una scuola di Alta Formazione, eccellenza formativa ed esempio fulgido di come non si debba amministrare un ente locale. Insomma una «contro università della cosa pubblica» perché, numeri alla mano, nonostante le leggi (nazionali e regionali) a Maddaloni si paga una Tari stellare per sostenere un servizio di igiene urbana meno che scadente. La quota di differenziata continua a non superare il 35 per cento. Basterebbe questo per decretare il fallimento più completo. Ma poiché i pagamenti si contabilizzano in numeri e si fanno in moneta sonante, non possiamo non ricordare ai notisti silenti, ai politologi cà pummarola ‘ncoppa e ai protagonisti della castrofica campagna elettorale, che l’emergenza Maddaloni è l’emergenza rifiuti: non esiste un’isola ecologica a norma e degna di questo nome; non esiste un sistema di distribuzione decente dei kit ecologici; non esistono compostiere; non esiste personale dotato di strumenti adeguati; non esiste una campagna di informazione e di orientamento. Esiste solo la certezza delle cartelle stratosferiche, quella del personale in esubero (più 25 unità rispetto alla pianta organica standard) ed esistono le discariche urbane. E poiché il «Comune-Ateneo della Cosa Pubblica» ricorda agli utenti le scadenze delle rate di pagamento, non si può non ricordare a cotanti gestori che si è giunti all’ardire di chiedere soldi per non erogare i servizi dovuti. Disservizi, certi e documentati, in cambio di pagamenti altrettanto certi e onerosi. Un disastro che si fa passare sotto silenzio. Allora, poiché in queste ultime settimane non si è fatto altro che parlare di filiera regionale, possiamo dire che la Regione ha inserito Maddaloni tra i comuni «primi tra gli ultimi»: guida la classifica delle aree di «crisi per la raccolta differenziata». Basterebbe questo per scatenare una rivolta. Non a Maddaloni. La memoria è la nostra condanna: sui rifiuti sono scattati gli arresti degli ex amministratori; sui rifiuti è maturata una parte del dissesto finanziario; sui rifiuti si è consumata la bancarotta dell’«Unione dei «comuni Calatia»; sui rifiuti un sindaco è stato rimosso dal Presidente della Repubblica; sempre sui rifiuti sono partiti contenziosi milionari. E sui rifiuti ci giochiamo il futuro amministrativo.