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MADDALONI- Pazienti che devono avere una pazienza degna di un santo. Assistiti che debbono assistere, e vivere, scene dantesche. Il calvario, dei tremila pazienti del distretto sanitario 13 di Maddaloni, non finisce mai. Dopo le nomine, sempre annuali dell’Asl, hanno trovato il medico di base ma non la pace. Assorbiti dai nuovi nominati, sono comunque condannati alla solita ressa e all’assembramento nei vari ambulatori dove i professionisti sono chiamati a ricominciare daccapo. Finita l’attesa per il medico, continuano le ambasce per far entrare a regime il nuovo sistema di assistenza: sogna farsi conoscere; registrare e confrontare. Ma in epoca di pandemia, l’Asl non avrebbe potuto escogitare un sistema più efficiente? Ogni anno si ripetono sempre le stesse scene. Invece, di proroghe e procedure leggere si riparte dall’inizio. Si rispettano tutte le norme tranne dei diritti del cittadino, persone trattate come numeri, con particolare riferimento alle categorie più fragili come i pazienti oncologici e gli anziani. Costretti, insieme ai professionisti, alla migrazione perenne. E’ l’esatto contrario della riforma della sanità auspicata: quella del rafforzamento della medicina di base e del territorio che è il primo gradino. Il problema vero che l’Asl non vuole risolvere è che i pazienti sono costretti a rinunciare al rapporto continuativo che si costruisce negli anni con il proprio medico.