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Disertate le cerimonie ufficiali. Contesta la visita al cimitero: “Rispetto per le memoria di don Salvatore. Il suo Villaggio non esiste più. Per sanare 33 milioni di euro di debiti bisogna vendere il patrimonio che ha accumulato con sacrifici

MADDALONI- Lo spirito di don Salvatore d’Angelo vive. E proprio per questo divide: oggi, nel 21esimo anniversario della scomparsa del fondatore del Villaggio dei Ragazzi, scoppia la polemica contro il “buonismo delle cerimonie ufficiali” che cancella le celebrazioni degli ex allievi, che del ritrovo annuale al cimitero ne hanno fatto una bandiera. E invece la pompa, le autorità, l’ufficialità ostentata, sponsorizzata dal sindaco De Filippo, occupa tutti gli spazi e non è piaciuta affatto agli ex allievi. Così, i custodi del ricordo più vero, fedele e autentico (che non può non appartenere a chi ha veramente conosciuto e frequentato don Salvatore), hanno deciso di defilarsi. Molti hanno fatto visite private. Le ragioni del cuore non hanno bisogno di platee. Il più attivo e determinato contestatore è l’ex sindaco Francesco D’Angelo nel triplice ruolo di familiare, ex primo cittadino e collaboratore del fondatore.

Ogni anno, il 30 maggio, si rinnova la tradizione e puntualmente pure il dissenso verso le celebrazioni ammantate di ufficialità. Perchè?

Perchè il ricordo nasce dal cuore e dalla vita vissuta. Pertanto, i legami veri (non sulla base dell’aver sentito dire e pertanto millantati) non hanno bisogno di celebrazioni ufficiali, né di pompe, né di autorità e nemmeno di alte prelature che in vita, e soprattutto negli ultimi giorni, hanno profondamente amareggiato don Salvatore.

Vogliamo rivangare il doloroso percorso della successione e del sabotaggio delle volontà testamentarie?

Che don Salvatore abbia sofferto per le decisioni della Curia vescovile è stato scritto ed è tutto documentato. Così come è documentato la conversione in massa alla Madonna di Guadalupe dei dipendenti che hanno caldeggiato l’avvento dei Legionari dei quali, oggi, nessuno incredibilmente ricorda più niente. Poi, è stata stata archiviata la volontà testamentaria fino alla costituzione di un nuova nuova fondazione nel 2014. Quante volte don Salvatore è morto dopo la sua morte biologica? Almeno tre. E oggi, non i figli di don Salvatore ma i figli dei Legionari celebrano don Salvatore. E’ francamente troppo. La testimonianza si pratica e non si predica. I sepolcri si onorano e non si imbiancano. Quindi non possiamo, accodarci ai buoni sentimenti di facciata. Visto che ogni anno celebravamo un momento di ricordo al cimitero, intimo, vero, sentito quest’anno ci siamo sottratti all’ennesima invasione delle celebrazioni ufficiali.

Contesta la scelta del sindaco di fare celebrazioni ufficiali al cimitero?

Premetto che sono un sostenitore del sindaco De Filippo ma dico subito che sul Villaggio non condivido affatto le sue scelte. Anche De Filippo, come tutti i politici maddalonesi, tutti i partiti, i movimenti, gli ex sindaci e chi più ne ha più ne metta preferisce rimuovere e non ricordare. E’ la strada più facile che non porta da nessuna parte. Diciamolo chiaramente: la morte di don Salvatore è un lutto sfruttato ma non vissuto.

Un lutto non elaborato?

No peggio, sfruttato e non vissuto. Nel senso che tutti parlando di don Salvatore, soprattutto quelli che non l’hanno conosciuto come i figli dei Legionari che hanno vissuto e goduto degli anni belli delle spese folli.

Perchè contesta la celebrazione al cimitero?

Che senso ha andare ufficialmente innanzi alla tomba? Forse per dire: “Caro don Salvatore, il tuo Villaggio ha 33 milioni di euro di debiti venderemo tutti gli immobili che hai acquisito con tanto sacrificio”. Una vita di lavoro distrutta. Altro che celebrazioni e corone di fiori. Non sono le cerimonie ma i comportamenti che onorano le persone. E la memoria di don Salvatore, in questi 21 anni, non è stata onorata. Altrimenti, non sarebbero state portate le carte in Tribunale per evitare il fallimento. Mi si dimostri il contrario. Mi si dimostri che ho torto. Mi si dimostri che non dico il vero.

E’ molto critico sulla gestione delle crisi finanziaria…

Ma cosa c’è da commemorare, oggi o in queste settimane, se tutto quello che ha lasciato don Salvatore non sta più in piedi? Mi meraviglio come si possa celebrare una azienda privata (come ha stabilito la Cassazione) che si regge su finanziamenti pubblici. Il Villaggio di don Salvatore, pubblico ed erogatore di servizi, non esiste più. E si continua a fare celebrazioni: come familiare non posso accettare che, anche dopo morto, non possa trovare pace.

Non crede in un possibile piano di risanamento?

Come si può tenere in piedi un privato con i finanziamenti pubblici ancora nessuno me lo ha spiegato e come si spiegherebbe alla Corte dei Conti in caso di verifiche e chiarimenti?

Una via d’uscita?

Dire la verità. Fare chiarezza. Rispettare la memoria di don Salvatore. E come congiunto non lo chiedo ma lo pretendo. Come è possibile che, ancora oggi, lo statuto vigente prevede che la fondazione sia ancora in mano alla Congregazione dei Legionari di Cristo? Tutto muta e al momento nulla cambia. C’è davvero poco ad aggiungere: peggio di così…

L’ex sindaco Franco D’Angelo