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Coltivare la memoria e non accarezzare solo i ricordi. Ritrovare lo spirito educativo del Villaggio dei ragazzi di don Salvatore: “La realtà attuale è l’opposto di quella per la quale ha lavorato

MADDALONI- Coltivare la memoria o rispolverare i ricordi? Per l’on. Antonio Del Monaco (M5S) non ci sono dubbi: “Sono d’accordo con l’ex sindaco Franco D’Angelo. Sono d’accordo in pieno, al di là dell’amarezza, sul fatto che dopo tanti anni non si riesce a venire fuori dalla crisi del Villaggio”.

Contrario anche alle manifestazioni celebrative?

Da anni, purtroppo, si continua in un modo di vita artificiale finalizzato purtroppo alla sopravvivenza. Una fondazione che ha visto lo splendore con don Salvatore ha conosciuto un immeritato declino con i Legionari. Il dramma non è che è stato dilapidato solo un patrimonio economico o immobiliare ma soprattutto quello educativo.

La perdita è sociale?

E’ soprattutto dell’intera comunità Passo dopo passo, dopo la seconda guerra, lavorando con i bambini alle prese con seri problemi socio-economici è riuscito a costruire quel Villaggio che è stata una cittadella dell’educazione. Don Salvatore percepiva chiaramente che l’ex-ducere era la punta più alta dell’azione di promozione sociale che si concretizzava nella scuola. La perdita è grandissima.

Solo questo?

Negli ultimi anni di vita , mi ha fatto visitare, con vivo orgoglio, l’ultimo anello della suo impegno: la scuola dell’infanzia. Si percepiva che era una realtà univoca che veniva gestita con quella motivazione che animava la figura istrionica di don Salvatore. Al cospetto di questo lascito e di questo insegnamento non basta ricordare. Bisogna pensare alla memoria vera di don Salvatore che offendiamo quando lo vogliamo rappresentare, oggi, con una realtà che è l’opposto di quella per la quale ha lavorato.

Perchè insiste sulla perdita collettiva?

Perchè il Villaggio dei Ragazzi rappresentava un punto di riferimento stabile. Così come la Reggia era associata a Caserta, il Villaggio rappresentava Maddaloni una punta di diamante conosciuta a livello nazionale e internazionale. Oggi, assistere alla decadenza e a debiti che non si riesce a gestire nemmeno la vendita degli immobili, pietra su pietra, rappresenta qualcosa di molto traumatico.

Parla di memoria e non di ricordi…

Si, non parliamo di memoria ma di ricordo. La facciata serve a ben poco. Mentre, cercando di coltivare le memoria può riprendere quota una progettualità certa. Non si può vivere nel limbo ad oltranza.

Troppi anni di commissariamento?

Basta con il commissariamento sono passati davvero troppi anni. Sena nulla togliere al lavoro fatto, ma il commissariamento rientra sempre nella logica della sopravvivenza. Invece, serve vitalità che solo la memoria di don Salvatore, e non il ricordo, può riaccendere. Ritornare all’ex-ducere per ripartire. Per questo non bisogna fermarsi alle celebrazioni esterne ma coltivare quel volere, che fu di don Salvatore per superare gli ostacoli. Bisogna coltivare il volere per rilanciare il progetto originario.