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Sentenza “Ambiente svenduto”: venti e ventidue anni agli ex proprietari. L’ex governatore pugliese è accusato di concussione aggravata in concorso

“La sentenza della Corte d’Assise di Taranto chiude un’epoca disastrosa non solo per la Puglia ma per l’intera e storica manovalanza che ha reso grande, partendo proprio da Taranto, la filiera Italiana dell’acciaio”. 

Questo il commento del Segretario Nazionale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, in merito all’esito del processo ‘Ambiente Svenduto’ sull’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico tarantino e le condanne degli ex proprietari e amministratori dell’Ilva. Per il sindacalista, “adesso il passato deve essere superato, ripartendo subito e facendo tesoro degli sbagli commessi dai privati ai danni di migliaia di famiglie che hanno pagato a caro prezzo il disastro ambientale”. Di conseguenza, “non è più procrastinabile l’ingresso di Invitalia al 60% nel CdA della nuova azienda ‘Acciaieria d’Italia’ e dei manager che rappresentano lo Stato, senza attendere la data del giugno 2022. Solo il Governo può imprimere un’accelerazione al piano di rilancio, anche con un cronoprogramma, facendo rispettare ad Arcelor Mittal tutti gli impegni assunti sia nel rispetto della dignità dei lavoratori sia dei cittadini di Taranto. A tutt’oggi questo importante adempimento non è stato portato a termine, in attesa della presentazione del bilancio da parte di Arcelor Mittal. L’acciaio è strategico dal punto di vista economico e industriale, senza dimenticare che, attraverso il PNRR, dovrà necessariamente essere prodotto nel rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini. Vanno superate le contrapposizioni tra lavoro e salute, velocizzando la transazione ecologica degli impianti” conclude Spera.