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Non abbiamo alcuna contrarietà nei confronti degli arredi urbani (a parte il kitsch) e pensiamo che feste e cerimonie possano avere importanza sul piano tradizionale, simbolico, religioso e anche promozionale. Tuttavia, non si può ridurre l’azione di governo di una città a qualche addobbo o al presidio di feste e cerimonie, soprattutto quando un territorio sprofonda lentamente nella povertà. Dal dibattito politico locale (si fa per dire) da anni ormai le parole “lavoro”, “occupazione”, “sviluppo economico e produttivo” o “progresso” sono state di fatto espulse. E se la politica non dà corpo e sostanza a queste parole non ha motivo di esistere. Se chi amministra una città (Sindaco e Giunta, innanzitutto) non si misura con il lavoro che manca (oppure è informale, povero, precario, sfruttato) e con lo sviluppo economico (sostenibile) che da decenni e decenni non c’è, tradisce il mandato che ha ricevuto e contribuisce a radicare povertà, insicurezze, sottosviluppo, disuguaglianze e scarsa qualità della vita.

E mentre va in scena un rimpasto di Giunta, di cui nessuno sentiva il bisogno (a parte il solito “pifferaio tragico”, primo responsabile del declino di questa città), possiamo soltanto continuare a dare formale evidenza ai “mali di Mondragone”, sperando che prima o poi si prenda coscienza (a partire dalle cittadine e dai cittadini) della necessità d’imboccare un’altra strada.

Nei giorni scorsi sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana è stato pubblicato il decreto 7 maggio 2024 di adozione della stima della capacità fiscale per singolo comune delle regioni a statuto ordinario per l’anno 2024 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/06/03/24A02754/sg). Si ricorda che il Fondo di Solidarietà Comunale (FSC) viene erogato ai Comuni sulla base delle capacità fiscali (nonché dei fabbisogni standard).  In letteratura, la capacità fiscale è definita come valore attuale massimo del gettito da entrate proprie prodotto da un ente locale nel lungo periodo. La capacità fiscale è spesso confusa con lo “sforzo fiscale”, indicatore derivato che misura invece fino a che punto un governo utilizza la sua autonomia tributaria.

La stima della capacità fiscale senza i rifiuti 2024 di Mondragone è pari a € 5.610.106 (196,01 € pro capite), mentre con i rifiuti arriva a € 10.082.395 (352,26 € pro capite). Le entrate per i rifiuti sono stimate in € 4.472.289, cifra che dovrebbe rappresentare anche l’uscita per tale servizio (anche se poi i costi annuali alla fine sembrano essere più elevati). A Minturno la capacità fiscale senza rifiuti si attesta a € 5.835.923 (287,94 € pro capite) ed arriva a 9.096.812 € con i rifiuti (448,83 € pro capite). A Sessa Aurunca la capacità fiscale senza i rifiuti 2024 è invece pari a 6.632.653 (328, 20 € pro capite), mentre con i rifiuti è di 9.609.640 € (475.51 pro capite). A Castel Volturno la capacità fiscale senza rifiuti arriva a 7.247.904 (254, 88 € pro capite) e con i rifiuti a 12.700.053 (446.62 € pro capite). A Gaeta la capacità fiscale senza rifiuti è di 8.084.581 € (416,24 € pro capite) e con i rifiuti € 11.735.919 (€ 446,62 € pro capite). A Formia la capacità fiscale senza rifiuti è pari a 14.477.526 € (389,85 € pro capite), che con i rifiuti arriva a 20.066.308 € (540,35 € pro capite).

In tutti questi Comuni la capacità fiscale pro capite è inferiore alla media nazionale, ma è comunque di gran lunga superiore a quella di Mondragone, che si conferma essere ancora una volta la “Cenerentola” del territorio.

Abbiamo in parte già analizzato i motivi per i quali nel nostro Comune vi è una scarsa capacità fiscale, che è anche una delle cause del dissesto che verrà: https://www.casertanotizie.com/politica/2024/05/20/un-comune-fallito-e-una-citta-povera-ove-pero-non-mancano-fatti-criminali/. Ma notiamo con rammarico che l’unica iniziativa che questo “Sindaco fluido” (politicamente parlando) è riuscito a prendere in tema di gestione finanziaria è stata quella di trattenere (in sede di rimpasto) ancora una volta la delega al bilancio, seguendo anche in questo le orme di Pacifico.

Sembra di assistere da anni ad un teatro dei burattini in cui un puparo “da sotto”, dove è nascosto, muove i fili di tante marionette, senza conoscere però la trama dello spettacolo che dovrebbe essere rappresentato. Un “teatro dell’assurdo” il cui sipario non sarà però mai definitivamente chiuso senza le proteste e i fischi degli spettatori paganti e non paganti.

Redazione