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MADDALONI- Senza i tubi in ghisa i disagi non avranno mai fine. Emergenza acquedotto in pieno centro urbano: non c’è via d’uscita se non sostituire i tubi in polietilene collassato. Deve essere rimossa la conduttura da 220 millimetri diametro in polietilene: Siamo al decimo incidente strutturale negli ultimi tre anni; il venticinquesimo intervento di manutenzione straordinaria dal 2016. Non ci sono alternative: stop con le cravatte di “cravatte di riparazione”. Servono almeno 250 metri ininterrotti di nuovi tubi in ghisa. Ci sono pure i soldi per intervenire. E’ cominciata l’attesa per l’arrivo delle nuove condotte e il disbrigo, possibilmente celere, delle pratiche di acquisto. Anche perché, per causa di forza maggiore la principale arteria della città è disastrata. Si spera che i tempi siano più celeri di quelli impiegati per la sostituzione in via Mercorio. La «cura della ghisa» inoltre dovrà essere estesa anche su corso I Ottobre. Anche nel centro storico, dove le condotte reggono ancora, è stata disposta la sostituzione nell’area dei Formali, ricorrendo ad una parte dei fiondi della ricostruzione del post terremoto (circa 750 mila euro) non spesi. Sembravano persi, invece Bankitalia ne ha autorizzato l’utilizzo per i sottoservizi in una delle aree più colpite dal sisma. E c’è ancora il 50 per cento di acquedotto da sostituire a partire da via Napoli e Montedecoro. C’è però, per questi due interventi considerati complessi poiché finalizzati a potenziare anche i sistemi di irregimentazione delle acque piovane), l’aiuto del Ministero della Coesione. Nell’ambito del «Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) Terra dei Fuochi», sono stati destinati al territorio, sotto forma di «progetto ad alta priorità» circa due milione  mezzo di euro per la costruzione di un «sistema di drenaggio».

Redazione