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Nessun provvedimento è legittimo in assenza di gravi dati epidemiologici che non siano certificati dalle autorità sanitarie”

MADDALONI- Scuole aperte o scuole chiuse? Meglio la DAD o la didattica in presenza? Da giorni, esattamente, da quando è ripresa la didattica in presenza nelle scuole, tutti i sindaci, senza eccezione alcuna, sono subissati di richieste. Ultras contro ultras. Genitori contro genitori. Gli uni contro gli altri armati: da una parte, i genitori favorevoli a provvedimenti restrittivi e dall’altra l’aspra azione di diffida dei contrari alla didattica a distanza. In mezzo ci sono i sindaci, Senza eccezione alcuna. E pure il sindaco Andrea De Filippo non è immune dalla tempesta delle richieste contrapposte. Questa mattina ha incontrato e si è confrontato con una delegazione di genitori avversi alla ripresa delle lezioni in presenza.

Sindaco, allora, come è andata?

Devo testimoniare, anche a nome di tanti colleghi, che da giorni sono tempestato da richieste contrapposte: c’è chi chiede di chiudere le scuole e chi mi chiede l’esatto contrario cioè aprirle, senza se e senza ma. Credo che sia il caso di fare chiarezza una volta è per tutte.

Facciamo chiarezza allora…

La riapertura delle scuole non è stata una decisione dei sindaci ma una chiara indicazione del decreto legge del Governo. Per farla breve, è stato espresso l’orientamento vincolante che le scuole siano aperte. Tra l’altro, si discuteva su un prolungamento eventuale anche in periodo estivo. Siamo pratici e per capirci senza ambiguità: il decreto è vincolante nel senso che limita le iniziative di tutti gli altri organi istituzionali. Il decreto impedisce di farlo anche ai presidenti di Regioni. Ma c’è una unica eccezione…

Quale?

In caso, di gravi dati epidemiologici certificati dalla autorità sanitarie e ripeto certificati, allora, e solo allora, il sindaco emana provvedimenti restrittivi. Di fatto, è un’esecutore delle indicazioni delle Asl. Tanto premesso va detto: sulla base di quali dati vincolanti o quali indicazioni sanitarie il sindaco di Maddaloni, o di qualsiasi altro comune, può arbitrariamente assumere iniziative restrittive? Con la norma in vigore, al momento non può assumerne nessuna. Da qui, non si scappa. Aggiungo che in qualche caso, tutte le ordinanze restrittive non validate dalle autorità sanitarie, sono state annullate da Tar per “mancanza di dati epidemiologici significativi e certificati dalle autorità”. Tanto che il Codacons, i genitori non Dad, i no vax hanno inviato a me , e credo ad altri sindaci, una formale diffida: nel caso di provvedimenti restrittivi oltre allo scontato ricorso al Tar scatterà la denuncia per interruzione di pubblico servizio. Più chiaro di così non si può. E la cosa più emblematica è che le scuole, soprattutto primarie e dell’obbligo, per il Governo devono essere aperte anche in zona rossa. Il sindaco quindi applica la legge.

Insomma, al di là delle preoccupazioni per la pandemia servono indicazioni vincolanti…

Si, è il caso di ripetere quanto già detto. Oggi, l’Asl ci comunica soprattutto i casi di positività e i provvedimenti messi in atto nelle scuole. Cosa accade? Nel caso di positività, l’Asl informa il sindaco e di concerto tra loro, il responsabile dell’unità operativa prevenzione e protezione, i dirigenti scolastici e i responsabili sanitari dell’Asl applicano il protocollo di prevenzione e lo screening del caso. Il sindaco viene informato e fa gli atti conseguenti. Anche in questo caso, l’input nasce sempre dall’Asl.

Tradotto, in sintesi estrema, la facoltà di decisione del sindaco è ridotta e subordinata...

Senza dati, senza valutazioni competenti e senza indicazioni vincolanti, non ci si può far guidare dagli stati d’animo. Vorrei che questo fosse chiaro. Anche perché è in gioco la credibilità delle istituzioni e di tutti i sindaci di volta in volta bersagliati da critiche, tirati con per la giacchetta o sostenuti a secondo delle fazioni che si scontrano. Il problema non è ideologico e nemmeno una questione di scelta di campo. Se le politiche sanitarie non piacciono; se questa gestione pandemica non convince; se non ci si sente protetti, allora gli interlocutori sono chi detiene i poteri decisionali ovvero l’Asl e in ordine gerarchico il ministro Speranza e il Governo tutto.

Ma il sindaco è quello più vicino al territorio?

E’ infatti facile scaricare il disagio su chi può poco o nulla. E’ facile sparare sugli amministratori locali per tutto: mancanza di controlli, ordine pubblico, applicazione delle misure restrittive e controllo del distanziamento. Salvo poi rilevare che sono competenze quasi esclusive dei Prefetti, delle forze dell’ordine e delle autorità sanitarie. Comprendo lo stato d’animo e le preoccupazioni ma bisogna avere l’esatta percezione di come stanno le cose.

Allora facciamo una domanda al contrario. Lasciamo il sindaco da parte. Ma De Filippo Andrea condivide l’apertura delle scuole?

A titolo strettamente personale, credo che non sia stato opportuno puntare sulla riapertura a pochi giorni dalla chiusura dell’anno scolastico. Ma è solo la mia personale opinione che nulla conta. Così come le riaperture delle attività commerciali vanno fatte e vanno ponderate: non esiste il rischio zero. Prima si parlava di rischio calcolato ora di rischio ragionato. Credo che sono tutti sinonimi di prudenza: non si può chiudere tutto e nemmeno aprire tutto in maniera indifferenziata e globale.