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di Antonio Del Monaco* I patti presi dall’Europa nel 2006 vanno rispettati, ora più che mai: via alla tassazione del 2% da cedere alla Nato.
Questo è quanto deciso dal Premier Draghi, ieri.

Trovo insensata e precipitosa tale scelta, e per più di un singolo motivo.
Anzitutto ritengo, come ho già scritto io stesso proprio ieri in una lettera di riflessione al Presidente del Consiglio dei Ministri, che l’Italia debba affrontare altri tipi di spese, altri sacrifici: siamo davanti a una crisi energetica, che comporta altresì una crisi economica-sociale molto importante.
La pandemia? Siamo riusciti a tenerle testa, ma non possiamo certamente affermare che il pericolo virus sia stato scongiurato del tutto…e la sanità ha bisogno di nuova linfa, nuove risorse.
Il divario Nord-Sud? Persiste e va decisamente smussato; le fonti rinnovabili e le energie alternative devono essere alla base di una nuova economia sostenibile.
Ecco…ci sarebbe ancora tanto da dire e da fare, ma di certo la corsa agli armamenti non è una priorità! Non è una necessità!

Sono membro della Commissione Difesa e so bene di cosa parlo. Anzi: negli anni, anche attraverso proposte di legge e interrogazioni parlamentari, ho sempre sostenuto che urge sì una riorganizzazione amministrativa e logistica dell’esercito; che sarebbe più utile e meno dispendioso creare una realtà più grande di Interforze sull’intero territorio nazionale e, soprattutto, agevolare i nostri militari nello svolgimento delle loro mansioni. Mi riferisco in gran parte ai mezzi obsoleti e poco affidabili su cui si muovono, ad esempio, in “strade sicure”, all’equipaggiamento poco consono, allo stress psicofisico che subiscono di conseguenza.

Ecco, quando ho parlato di un rinnovamento e di un investimento in campo militare, mi riferivo a questo.
Di cosa stiamo parlando ora?
C’è una guerra, la gente inerme muore: anziani, donne e bambini costretti a fuggire, uomini e giovanissimi che restano per difendere la Nazione… è una crisi umanitaria enorme, un dramma quotidiano!
Conta cercare in ogni modo un dialogo, aprire ponti diplomatici, tentare di non allargare a macchia d’olio questo scempio! In una sola parola, fermarsi.

Perché permettere alla Nato, ora che le risorse economiche andrebbero stanziate per altro, di guadagnare da questa guerra?
Serve lungimiranza, diplomazia, buon senso. Serve un aiuto concreto per sostenere la povera gente affamata, senza più una casa o un lavoro. Serve umanità, una forza comune europea per affrontare questa tragedia.
Le armi non sono mai la soluzione vincente, soprattutto in questo momento storico. Non cadiamo nell’errore di chi ha scatenato tutto questo: la guerra è mafia, e a guadagnarci sono solo i potenti. A morire sono sempre gli stessi innocenti.

*Deputato del Movimento Cinque Stelle

il testo della missiva:

Oggetto: La corsa agli armamenti non è necessaria: il Paese ha altre priorità.
Ill.mo Signor Presidente,
mi rivolgo a Lei per una riflessione importante, perché confido nella Sua lungimiranza.
Sono in tanti a chiedere di investire denaro per ammodernare e ampliare il comparto difesa.
Sono un parlamentare campano, generale in ausiliaria e altresì membro della Commissione Difesa,
dunque conosco la materia e ho particolarmente a cuore il benessere di coloro che scelgono di servire
la Patria.
Ho più volte, infatti, portato alla luce le reali esigenze che migliaia di militari hanno da tempo e che
a molti si sono palesate solo durante l’emergenza sanitaria.
Lavorare con equipaggiamento di sicurezza non adeguato, muoversi su mezzi obsoleti e pertanto poco
affidabili sono solo alcune delle difficoltà riscontrate dai nostri uomini e le nostre donne impegnati,
ad esempio, su “strade sicure”.
I miei studi e il lavoro svolto per anni in veste di psicologo mi hanno permesso di stare a stretto
contatto con militari fortemente provati da uno stato di precarietà costante. La situazione non è certo
migliorata negli ultimi anni.
Credo che sia giusto spendere del denaro per migliorare la qualità di vita e lavoro (strettamente
connessi) di molti comparti delle Forze Armate, lo sostengo da tempo.
La questione in oggetto, oggi, va ben oltre, non si riferisce al personale e ai mezzi loro in dotazione.
Si parla di una sostanziale corsa agli armamenti, di investire notevoli risorse nell’industria della difesa,
alla luce di quanto sta accadendo sul fronte russo-ucraino.
Il nostro Paese sta affrontando una crisi economica, una crisi sanitaria tutt’ora vigente, il rischio di
una crisi sociale: ci sono pertanto altre priorità, urgenti e di estrema importanza.
La Comunità Europea deve rivalutare certamente quello che è lo strumento di difesa europeo, per il
quale si spende quattro volte in più della Russia; è necessario razionalizzare, rendere l’intero sistema
più snello ed efficiente per un chiaro e più compatto dispiegamento militare, anche a livello delle
singole Nazioni. Anche la questione Nato, sebbene si rappresenti il 2% del PIL, attualmente non va
tenuta in considerazione, perché sono ben altri gli interventi da ottimizzare.
L’Italia, non può affrontare una simile spesa, come invece continuano a sostenere Lega e Fratelli
d’Italia che, a quanto pare, ritengono indispensabile foraggiare, chissà perché le industrie della difesa,
facendo appello anche ad un incremento degli armamenti.
Il leader del M5S, Giuseppe Conte, mio capo politico, è accusato da molti (centro-destra) di non
comprendere e di arrecare confusione, di cercare addirittura la crisi di Governo. Io credo, invece, sia
uno dei pochissimi che sta cercando in ogni modo una strada diplomatica, un canale di comunicazione
per sottolineare quanto siano più importanti altri problemi, quelli reali del Paese: tra questi, una
concreta strategia di ampliamento nel settore delle energie rinnovabili, la crisi del lavoro, la povertà
che non rallenta, grazie anche agli ultimi aumenti sulle bollette, i cittadini sono esasperati e soprattutto
bisogna cercare una diminuzione del divario Nord-Sud, vero cancro del territorio nazionale.
Tematiche che vanno affrontate con serenità e in maniera oculata, lontane da micce pericolose che
puntano solo alla destabilizzazione del Paese.
Chiedo pertanto a Lei, Signor Presidente, che sta portando avanti un lavoro egregio da statista qual è,
di continuare ad essere lungimirante ed evitare che una nuova crisi di tipo economico e sociale piombi
sul Paese.
Ringraziando della cortese attenzione e augurando un buon lavoro, p
orgo distinti saluti.