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Di civismo ad oltranza si muove perché è l’anticamera del trasformismo politico”

MADDALONI- Confronto politico e non caminetti. Discussione vera e non conversazioni a cena. Il Pd vuole occupare la scena anzi rianimare o rilanciare il confronto politico che non c’è. Nonostante, la via impervia e i tornanti del percorso che porta prima al congresso nazionale e poi alla riorganizzazione dei Dem su scala territoriale, Antonio Giannini (Pd) non lascia cadere nel vuoto, nell’indifferenza e nel silenzio le scelte politiche del sindaco De Filippo.

Antonio Giannini, in attesa della riorganizzazione, ha accolto con molta perplessità l’annuncio del sindaco che vara una coalizione tutta civica?

Di civismo ad oltranza si muore perché è l’anticamera del trasformismo politico. Dietro le liste di comodo si celano rappresentanti istituzionali e partiti che praticano la doppia, la tripla e la quadrupla strategia: accordi a geometria varabile, a seconda dei casi, per ottenere la poltrona ed evitare la scomoda scelta di campo. Il nascondersi per non scegliere. Il nascondersi per lucrare i massimi vantaggi ed evitare le difficoltà. Ma questo non può durare in eterno. Di civismo si muore.

Cosa vede di così anomalo in questa strategia?

E’ uno stratagemma per tenere insieme il bianco e il nero, gli opposti inconciliabili. E’ pura sopravvivenza. E la condanna al nanismo politico.

Nanismo politico in che senso?

Un territorio come Maddaloni non ha bisogno di listarella o comitati elettorati ma di forza che abbiano una capacità di proiezione e rappresentanti sovracomunali, di respiro provinciale, regionale, nazionale. Sia chiaro che non sono contro le liste civiche che svolgono un fondamentale ruolo di rappresentanza. Ma ci vogliono i partiti e le civiche per dare voce a tutte le istanze del territorio. Il civismo assoluto è ridurre la politica alla sua funzione riduttiva di comitato elettorale senza capacità di proiezione ad ampio raggio. Maddaloni non merita questo.

Quindi ritorniamo al ruolo del Pd che vuole superare la stagione delle liste civiche ad oltranza e della frammentazione. E’ ancora così?

Certamente. Il Pd ha un vocazione maggioritaria ma soprattutto ha l’aspirazione di esprimere una alternativa sia nel Paese e anche sul territorio. Va fatta una premessa: anche noi Dem abbiamo fatto degli errori e abbiamo contribuito alla stagione del civismo quando il partito ha vissuto forti frizioni interne. Ma è necessario andare oltre, evolvere, crescere e non rimanere ancorati a vecchie logiche.

Non vi rivedete nel “modello De Filippo” cosa proponete in alternativa?

L’incontro tra gli iscritti al Partito Democratico, agli iscritti ai partiti, ai movimenti e alle associazioni. Va rilanciato l’esatto contrario delle tante liste ad personam: un campo largo per un programma, scritto a più mani, per la città. Alla logica dei padroni del consenso sostituiamo la logica della partecipazione condivisa. Mi auguro che si ritorni alle coalizioni. Mi auguro che si ritorni al centrosinistra e il centrodestra; che si sfidino su due visioni concorrenti. Questa coalizioni civiche, mutevoli perché senza etichette, servono poi a collocarsi nei futuri scenari di una politiche sempre in evoluzione. Non c’è la lungimiranza del fare ma quella della collocazione. E così non si va da nessuna parte.