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La lotta per l’occupazione non si ferma. Da Napoli a Roma: dalla Regione Campania al Ministero delle Sviluppo Economico. Domani, nuovo sciopero generale di tutto il Gruppo Cementir più Cementir-Sacchi contro i 260 licenzianti su tutto il territorio nazionale. Maddaloni sarà in prima fila: la vertenza, vista dalla prospettiva dell’impianto estrattivo e produttivo più grande, comincia ad assumere toni surreali: è possibile che i dieci tagli (preventivati su Maddaloni) possano rientrare. Ma è solo un sospiro di sollievo momentaneo. Intanto, domani mattina, si marcerà sul ministero. Ma sono le prospettive maddalonesi che inquietano di più. La calma apparente è destinata a durare fino a maggio prossimo. Se entro un tale orizzonte temporale, la Regione Campania non concederà alla Cementir, ma anche a tutte le aziende estrattive operative sul territorio regionale, una proroga dei volumi estrattivi già autorizzati, si potrebbe concretizzare (per mancanza di materiale primo) la decisione di chiusura dello stabilimento. Un paradosso tutto regionale. Questa volta, non si discute di apertura di nuovi fronti di cava, nuove aree di scavo o di progetti di ampliamento. Ma solo di completamento delle attività autorizzate. In numeri la situazione appare in tutta la sua disarmante semplicità. Secondo Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil «a Maddaloni, degli oltre tre milioni di metri cubi da estrarre (autorizzati dalla regione) sono stati asportati poco più di un milione e mezzo». Quindi serve, per tutelare le attività produttive e i livelli occupazionali esistenti, solo una «proroga tecnica per completare l’attività regolarmente autorizzata». Insomma,per asportare circa tre milioni di metri cubi, e in contemporanea realizzare la ricomposizione ambientale, servono quattro anni pieni di lavoro. Il problema nasce quando le esigenze tecniche estrattive si incrociano con le restrizioni burocratiche: per Maddaloni, l’intera estrazione doveva  compiersi entro e non oltre la primavera del 2017. Un orizzonte temporale impossibile da rispettare anche alla luce della riduzione dei volumi produttivi imposti dalla brusca recessione del settore edilizio. Da qui la richiesta di proroga, condizione e necessaria e sufficiente per poi pianificare il futuro del sito produttivo. Diversamente, a maggio prossimo si potrebbe concretizzare lo scenario traumatico del fermo produttivo. Scenario, che potrebbe mettere in ginocchio tutto il comparto estrattivo regionale, se l’amministrazione De Luca non legifererà in termini di proroga imposti dalla crisi del settore. I volumi concessi per le attività estrattive erano stati calibrati su ritmi produttivi che la crisi, senza precedenti, ha spazzato via. Quindi le attività autorizzate vanno riprogrammate su un lasso temporale adeguato alle attuali richieste di mercato. Per la prima volta, a Maddaloni e in Campania, non si discute di aprire nuovi fronti di scavo ma di completare quelli già autorizzati. Spulciano nervosamente il calendario e scrutando orizzonte politico dei prossimi mesi, intanto si lotta per scongiurare i tagli non quelli che si temono che potrebbero arrivare ma quelli già ufficializzati dal gruppo Cementir.