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MADDALONI- Una falsa partenza clamorosa. Niente accoglienza nelle «strutture semiresidenziali diurne capaci di erogare prestazioni socio-sanitarie, riabilitative e educative» nonché di sostegno alle famiglie. L’attesa gara d’appalto è andata deserta. E ora le famiglie continuano a essere sole con il loro disagio. Ne parliamo con Gaetano Correra portavoce di Alternativa per Maddaloni.

Quella del welfare è una storia simile a quella dell’ospedale: non interessa a nessuno. Salvo poi cospargersi il capo di cenere quando esplodono i problemi?

Questa dura provocazione può anche essere accettatta. Ma è ingenerosa. Oltremodo ingenerosa perché, a dispetto dell’indifferenza che attanaglia la fetta maggioritaria di chi intende la politica come estensione della macchina elettorale o come cura dell’orticello, ci sono stati settori dell’opposizione anche della maggioranza che hanno dato voce e sostanza alle rivendicazioni delle famiglie.

Riformuliamo la domanda: dopo tre anni, siamo ancora la palo?

Purtoppo si. E la situazione oggettivamente è imbarazzante e insostenibile: ci sono i fondi erogati dalla Regione e pure le risorse del Viminale (fondi Pac) ma non i servizi. E orami i disagi non sono più giustificabili o sostenibili.

L’ambito C2 brilla per ritardi…

E’ tutta la macchina dei «servizi sociali intercomunali ambito C2» (Maddaloni, Santa Maria a Vico, San Felice a Cancello, Cervino, Valle di Maddaloni e Arienzo) che non riesce a mettersi in moto. Ci sono i fondi, i progetti ma non gli appalti ma non si comprende quale sia il motivo che obbliga, per la terza annualità consecutiva (2017-2019), a tenere sotto scacco centinaia di utenti.

Che fare?

Non servono rimedi. Il problema vero è che devono essere riattivati la totalità dei servizi destinati alle categorie a rischio (bambini, disabili, donne e anziani non autosufficienti) secondo le direttive del “Piano sociale di zona Ambito C2” approvate dalla Regione.

Ci sono i soldi ma non vengono sepsi un bel paradosso…

Il mancato utilizzo di fondi regionali aggiunge lo spreco al disagio e aggrava gli effetti occupazionali nocivi sulle cooperative che gestiscono i servizi. Con questa perdurante incapacità non si realizzerà mai il cambio di passo amministrativo promesso. Il tempo soprattutto in questo caso è denaro. E quello perso in attesa di bandi è progetti produce finanziamenti persi per il territorio. Non ultimo, ma non meno grave, è la mancanza di coordinamento finanziario tra i comuni dell’ambito che ritarda le attivazioni dei servizi.