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Oggi la rubrica Fresco di Stampa vi presenta La fiaba del sonno e della fine del mondo, il bellissimo racconto dello scrittore Osvaldo Frasari, autore, con la Spring Edizioni di La parola nota a tutti gli uomini e La pura gioia. L’autore ha voluto condividere liberamente la sua opera.

Il bambino dorme da sempre
Il vecchio parte per salvare il mondo
In un tempo assai remoto (così remoto che molti non lo riescono più a ricordare) un vecchio attraversava col suo cavallo Grigio il sentiero che porta alle lande del sogno, di là delle felici pianure di Liburia. 
Sulla schiena incurvata del vecchio e tra il crine del cavallo s’indovinavano ciuffi d’erba cresciuti e muschio dove piccoli esseri viventi, addirittura, vi avevano preso provvisoria dimora. I due trottavano silenziosamente, e a ben vedere, sia cavallo che cavaliere erano come presi nell’abbandono di un profondo sonno. 
Proseguivano per inerzia, pareva, e si sarebbe detto per entrambi che fossero caduti in una specie di perenne letargo. 
Il cuore del cavaliere, così come quello del cavallo, batteva infatti un colpo ogni ora, cioè a dire ogni sessanta lunghissimi minuti!, e perciò in loro restava viva la vita anche se alla vista sembravano morti di una profondissima e sonnolenta morte. 
Quando il canto di un uccello notturno avvisava che l’ennesimo giorno stava per concludersi dalla partenza del vecchio e del suo grigio cavallo, ecco che apparve una casetta solitaria proprio alla fine del sentiero. Era la casetta del bambino addormentato. 
«Siamo arrivati» sembrò dire il cavallo al suo cavaliere in un pigro nitrire. 
«Lo vedo, Grigio, infatti sento che stiamo per svegliarci, che il sonno si scrolla dalle nostre vecchie e fragili ossa».
«Ossa fragili? Parla per te vecchio dormiglione, sarò anche Grigio di nome e di manto, ma in quanto a vecchiezza e ad ossa robuste non ti sono certo simile né vicino» ribatté l’animale dopo un energico sbadiglio. 
Allora il vecchio smontò dal cavallo e impiegò così tanto tempo che sopra la sua testa vide la luna compiere un mezzo giro lassù nel cielo scuro e quando fu finalmente a terra con entrambi i piedi e sulle sue proprie gambe, vide la stessa sparire dietro il crinale di una delle morbide vette tifatine. 
«Il mondo è perduto vecchio, non riuscirai a bussare a quella porta prima che tutti quanti dall’altra parte, nell’altro mondo, non cadano nel sonno profondo, in quel profondo sonno da cui non si riesce più a tornare indietro!»
«Sta zitto una buona volta, stupido testone di un cavallo!, ecco che sono già nei pressi della porta e mi appresto a bussare».
Dalla casetta non giungeva alcun rumore, solo un debole respiro addormentato. Poi, dopo qualche minuto d’attesa, l’uscio si schiuse lentamente e un filo verticale di luce barbagliò per un momento prima di oscurarsi dietro l’ombra di un bambino. 
«Chi disturba il mio sonno nel cuore della notte?» chiese subito questi, indispettito.
«Sono soltanto un vecchio che viene dall’altra parte, dall’altro mondo, soltanto un vecchio». 
«E cosa vuole da me un vecchio che viene dall’altra parte, dall’altro mondo? Non lo sa questo vecchio che è pericoloso rubare il sonno al bambino che dorme in mezzo alle lande addormentate di Liburia? Se mai restassi sveglio per troppo tempo, tutti quanti dall’altra parte, tutti quelli dell’altro mondo, si sa rischierebbero di restare addormentati per troppo tempo, per sempre!, e di non svegliarsi più; occorre infatti che io dorma, e che sogni forte,  perché essi restino svegli!».
«Questo stupido vecchio lo sa, sa tutto! Ma è venuto sino a qui a disturbare il sonno del bambino che dorme per una ragione molto importante: tutti quanti siamo in pericolo!, sia qui che dall’altra parte, e soltanto il bambino che dorme può aiutare questo sciocco vecchio e tutti quelli che sono da questa e da quell’altra parte».
«Aiutare? E come? L’unico modo che conosco per aiutare questo e quell’altro mondo è dormire e sognare, così come conviene a tutti i bambini perduti. Solo così possono starsene tranquilli tutti gli altri, qui e dall’altra parte, e dormire sogni tranquilli di notte sapendo di potersi svegliare sempre l’indomani. Conviene che io ritorni subito a dormire vecchio, e per favore non rubare più il mio sonno e non bussare punto alla mia porta!»
Così dicendo il bambino si ritirò nella luce alle sue spalle e richiuse l’uscio. 
Dopo qualche minuto calò di nuovo il silenzio e si poteva sentire soltanto il sinistro canto dell’uccello notturno che avvisava il trascorrere di un altro giorno. 
Il vecchio ritornò al suo cavallo e mentre cercava di montarvi passò così tanto tempo che il sole sopra la sua testa si spostò lungo tutto l’arco del cielo, da est ad ovest, finendo per assumere alla sua dipartita lo stesso colore magenta che ogni volta s’irradia alla sua nascita e così il cavallo, disperato, nitriva mestamente e ripeteva: non c’è più speranza, tutto si ripete uguale a prima, l’ora magenta ritorna alla sua ora magenta e tutto si ripete uguale a prima, non c’è più speranza!
«Dobbiamo insistere, provare di nuovo!» sbadigliò il vecchio ritornato in sella.
«Ascoltami Grigio: facciamo il giro della casa e aspettiamo vicino alla piccola finestra, vedrai che in un certo momento della notte il bambino l’aprirà e allora io gli ripeterò la preghiera».
«E così sia, ma stavolta cerca di essere più convincente vecchio rimbambito, altrimenti saremo tutti perduti per sempre!»
«Lo sarò, mio giovane e linguacciuto cavallo, lo persuaderò ad aiutarci, vedrai». 
E così dicendo, cavallo e cavaliere si appostarono nei pressi della piccola finestra, dietro la casetta del bambino addormentato. 
Il fatto era che il vecchio aveva sentito dire da una vecchia strega (quella di cui si dice che di notte stremi i cavalli nelle loro stalle per rubarne il sudore) che ad una certa ora della notte il bambino si svegliava solo per pochi minuti. Si avvicinava alla finestra e l’apriva per dar da mangiare ad un suo amico speciale che in cambio gli svelava ogni volta un segreto che aveva rubato al mondo...

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Osvaldo Frasari è nato il 16 giugno 1987. Ha conseguito la laurea in Filologia Moderna e collaborato con la cattedra di Critica letteraria e Letterature comparate presso la Seconda Università degli Studi di Napoli. È docente presso un istituto secondario di secondo grado, impegnato come presidente con l’associazione culturale La Cruna e direttore di collana per la Spring Edizioni. Ha pubblicato i romanzi Senza Peso (2009), Domina in somnia (2016) e La parola nota a tutti gli uomini (2018).