0 00 10 min 2 anni 135

La Spring Edizioni nel 2019 ha indetto un bando per la pubblicazione di tesi di laurea e di ricerca. Una delle vincitrici è Carmela Virga, l’autrice del libro dal titolo “Migrazioni, diritto d’asilo e sistema di accoglienza. Integrazione e conseguenze della legge 132/2018“. In questa introduzione ci spiega la sua ricerca e il suo lavoro.

L’Italia e la Sicilia in particolare, negli ultimi trent’anni, sono diventate mete ambite per un numero considerevole di migranti. Nonostante il fenomeno delle migrazioni sia ormai strutturato, esso viene, ancora oggi, trattato dagli organi preposti alla sua governance come se fosse un fenomeno emergenziale. In altri termini, l’immigrazione viene governata come un “problema” da risolvere per garantire la “sicurezza” nazionale. È in quest’ottica che nascono le nuove misure restrittive promosse nel 2018 dal governo sul diritto d’asilo e sull’accoglienza dello straniero in Italia, di cui ne è un esempio emblematico la stesura ed approvazione della Legge “sicurezza” 132/2018, che sebbene abbia ricevuto ampio consenso tra l’elettorato, rischia però di avere conseguenze negative notevoli su tutto il sistema sociale, generando possibilmente nuove situazioni emergenziali. Inoltre, questo clima d’intolleranza nei confronti degli stranieri che viene alimentato da gran parte del ceto politico, nell’ultimo periodo si è diffuso anche presso l’opinione pubblica fomentando atteggiamenti mixofobi e xenofobi. Come ben evidenzia Alessandro Del Lago, «l’immigrazione non è […] solo un problema economico, sociale, politico e giuridico ma anche cognitivo»[1], perché ci spinge a guardare verso l’interno, come se fosse uno specchio interiore, e questo processo viene indentificato con la «funzione specchio dei fenomeni migratori»[2]. I fenomeni migratori, per la sola ragione di esistere, ci portano a rivelare noi stessi, il nostro pensiero sulla realtà circostante, la nostra ideologia e la nostra identità politica. In qualche modo l’immigrazione funge da rilevatore introspettivo della realtà sociale circostante, facendo emergere le paure più profonde su noi stessi e sul nostro futuro.

Eppure, «la condizione peggiore non è la paura del pericolo, ma piuttosto quello in cui questa può trasformarsi, ciò che può diventare»[3]. Con l’avanzare della crisi economica e la riduzione delle possibilità di mobilità economica e sociale verso l’alto, si assiste ad un’esplosione del rancore di massa, il quale si esplica in atteggiamenti d’intolleranza verso ogni forma di diversità, prima fra tutte la diversità fenotipica, nazionale, etnica, culturale e religiosa[4]. Pertanto, nelle società odierne si assiste all’espandersi a macchia d’olio di atteggiamenti xenofobici e d’intolleranza verso lo straniero, che troppo spesso degenerano in vere e proprie aggressioni fisiche e verbali. Questo scenario è inaccettabile. È di gran lunga più importante promuovere una cultura sociale basata sul valore positivo della “reciproca influenza” e dell’integrazione sociale.

In virtù di queste considerazioni, questo libro, composto da quattro capitoli, nasce dall’esigenza di analizzare il tema dell’integrazione degli stranieri in Italia e far emergere le possibili conseguenze delle politiche anti-immigrati, le quali, a loro volta, avranno ricadute negative non solo sulla vita degli immigrati stessi, ma anche su quella degli autoctoni. 

Il primo capitolo focalizza l’attenzione sull’analisi del fenomeno dei flussi migratori, dal quale emerge come l’essere umano può essere considerato una «specie migratoria», in quanto tutte le epoche storiche sono state caratterizzate da spostamenti geografici di uomini e donne motivati non solo da ragioni dettate dal desiderio di sopravvivenza, ma anche dalla possibilità di poter svolgere professioni ed attività difficili da intraprendere nel proprio Paese d’origine[5]. Nello specifico, la storia dei flussi migratori può essere suddivisa in quattro fasi, le quali hanno contrassegnato le migrazioni dell’epoca moderna[6]. Lo studio delle varie fasi storiche permette di capire sia le divisioni etniche del mondo moderno, sia l’influenza della colonizzazione occidentale sul resto del mondo. Inoltre, si può constatare come certi aspetti dei flussi migratori si ripetono nel tempo e come «ogni paese, nel corso della sua storia, ha accolto migranti provenienti da diverse parti del mondo»[7].                    

Allo stesso modo, all’interno delle migrazioni internazionali odierne emergono elementi nuovi che si discostano dalle immigrazioni del passato. Mentre, lo studio degli attuali flussi migratori, che hanno caratterizzato lo scenario europeo tra il 2015 e il 2018, ci ha fornito utili informazione sulle rotte privilegiate dai stranieri nell’ultimo periodo, oltre a darci dati più dettagliati sulla loro entità e composizione. Analizzando le possibili cause che spingono milioni di stranieri a lasciare le proprie case in cerca di un futuro migliore nei Paesi di destinazione, esaminando le varie posizioni teoriche, si può appurare come nessuna di esse riesca a dare una risposta completa alle dinamiche che caratterizzano gli attuali flussi migratori, i quali richiedono pertanto un approccio multicausale. 

Il secondo capitolo tratta il tema di alcune paure sociali che contraddistinguono l’epoca moderna, come la mixofobia e la xenofobia, le quali trovano le loro fondamenta all’interno dell’etnocentrismo e del pregiudizio etnico. Esaminando i vari approcci teorici emerge come tali paure abbiano radici profonde, le quali derivano dagli effetti collaterali della crisi economico-finanziaria, del terrorismo internazionale, delle epidemie e dei cambiamenti climatici, ma anche conseguenze indirette degli effetti negativi della globalizzazione e della deregolamentazione dei mercati[8]. Senza contare che le paure e le percezioni vengono alimentate e condizionate dagli opinion makers, come mass media e leader politici. Luhmann e altri autorevoli autori, come Ceserao, Van Dijk, Contesta, solo per citarne alcuni, dimostrano come i mass mediacondizionino la nostra percezione della realtà, ed influenzino indirettamente le nostre posizioni di apertura o di chiusura nei confronti degli stranieri. Allo stesso tempo, i leader politici, per meri fini elettorali, strumentalizzano la xenofobia per fronteggiare una crisi politica causata dal fallimento dello Stato sociale basato sul welfare, da una minore ingerenza da parte delle istituzioni politiche nella regolamentazione dei mercati, solo per riconquistare la fiducia dei propri elettori. Tutto ciò si è tradotto in una maggiore aggressività sociale, che viene indirizzata verso gli stranieri. Di fatto, l’analisi dei casi mostra come nell’ultimo periodo vi sia un aumento del numero degli episodi d’intolleranza, di discriminazione e di aggressività degli autoctoni nei confronti degli stranieri su tutto il territorio nazionale.

A fronte di tali constatazioni, appare chiaro che l’unico strumento che la società possiede per combattere questa nuova ondata di aggressività sociale sia quello dell’integrazione.                   Ecco perché il terzo capitolo si focalizza sull’analisi del concetto di integrazione, il quale essendo una nozione polisemica, non permette una definizione univoca, perché può essere indicato sia come obiettivo che come processo. L’integrazione di un individuo all’interno di un sistema sociale può essere indagata sia tramite biografie individuali, sia tramite analisi di dati quantitativi. Il nostro studio si è concentrato sui vari ambiti della dimensione istituzionale del modello di rilevazione sui processi di integrazione elaborato da Pollini, Boeckler e Boccagni[9], per individuare il grado d’inserimento politico, sociale, culturale ed economico degli stranieri in Italia. Dall’analisi degli indicatori, sul territorio nazionale, regionale e palermitano, è emerso come si registrino dei bassi livelli d’integrazione, in tutti gli ambiti esaminati. L’inserimento nel mercato del lavoro degli stranieri, se apparentemente registra un trend positivo, risulta caratterizzato da una forte segregazione nei settori meno qualificati, che non permettono nessuna mobilità sociale, oltre ad incidere negativamente sull’identificazione dei lavoratori nel tessuto sociale e sui loro investimenti sulle seconde generazioni. Si sono registrano bassi livelli d’integrazione anche indagando gli altri ambiti, i quali rischiano di subire un ulteriore futuro deterioramento, a causa delle nuove politiche sul diritto d’asilo e l’accoglienza dei migranti sul territorio italiano, con particolare riferimento alla Legge 132/2018.Infine, nel quarto capitolo si analizzano le misure adottate in Italia, il diritto d’asilo e l’accoglienza dei migranti sul territorio italiano, andando ad esaminare nel dettaglio la Legge 132/2018 che è la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recanti le disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica. Lo studio si concentra sui primi 15 articoli della legge, che vanno ad apportare delle modifiche alla legislazione nazionale ed internazionale vigente in Italia sui temi inerenti il diritto di asilo, l’immigrazione, il sistema di accoglienza e la cittadinanza. Sviscerando alcuni articoli della legge emerge come essa influisca negativamente sulla qualità della vita e dell’integrazione degli stranieri in Italia, e come allo stesso tempo essa vada a ledere indirettamente la vita degli autoctoni. 


[1] A. Dal Lago, Non persone. L’ esclusione dei migranti in una società globale, Feltrinelli, Milano 1999, p.12

[2] Ivi, p. 13 

[3] D. L. Altheide, Mass media, crime, and the discourse of fear, «Hedgehog Review», 5/3 (autunno 2003), pp. 9-25

[4] P. Vulpiani, I volti dell’intolleranza. Xenofobia, discriminazioni, diritti e pratiche di convivenza, Armando Editore, Roma 2014, p. 120

[5] L. Zanfrini, Sociologia delle migrazioni, Editori Laterza, Bari 2007, p. 51

[6] Ivi, p. 52

[7] D. Berro, L’immigrazione nel mondo e in Italia: modelli di integrazione e scenari futuri, Dissensi Edizioni, Lucca 2018, p. 74

[8] P. Vulpiani, I volti dell’intolleranza. Xenofobia, discriminazioni, diritti e pratiche di convivenza, op. cit.,p.10

[9] P. Boccagni, G. Pollini, L’integrazione nello studio delle migrazioni. Tra teorie, indicatori, ricerche, FrancoAngeli, Milano 2012, pp. 94-103